Dehors e tavolini all’aperto verso la “liberalizzazione”

Bar e ristoranti, va avanti la legge che li rende permanenti sul suolo pubblico
PESCARA. La norma sui dehors e i tavolini all'aperto in bar e ristoranti potrebbe essere prolungata e diventare definitiva. Era stata pensata ai tempi del Covid quando, per rispettare il distanziamento sociale e aiutare i ristoratori, costretti a ospitare solo un numero massimo di persone, il governo aveva autorizzato a installare palchetti e strutture esterne dove mangiare anche sul suolo pubblico. Il decreto è stato prolungato più volte e attualmente è valido fino al prossimo Natale. Ma l'attuale governo vuole rendere i dehors permanenti, per la gioia degli esercenti e di chi ama mangiare all'aria aperta. L'annuncio è stato fatto dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che ha dichiarato: «Stiamo elaborando un provvedimento per rendere strutturali i tavolini all’aperto ed i dehors. Così che siano anche un elemento di decoro urbano».
La nuova legge, che renderebbe permanente la deroga concessa per contrastare gli effetti della pandemia, dovrebbe essere inserita nel ddl Concorrenza. La proposta, redatta dal deputato di FdI, Gianluca Caramanna, è approdata mercoledì 22 maggio in commissione Attività produttive alla Camera: «Sono iniziate le audizioni», spiega il parlamentare, «alle quali interverranno anche la Fipe e altre associazioni di categoria. Il nostro lavoro va avanti in parallelo a quello dell’esecutivo».
LA CONFCOMMERCIO.
«Il 42% dei Pubblici Esercizi, tra il 2020 e il 2023, ha investito per allestire o ammodernare i dehors dei propri locali, per un valore che tocca i 700 milioni di euro. Parliamo di circa 110.000 imprese che hanno agito per rispondere alle nuove esigenze di consumo della clientela nel rispetto dell’interesse pubblico alla sicurezza e al decoro urbano». Così dichiara il vice direttore generale di Fipe Confcommercio, Luciano Sbraga, intervenuto in Audizione. «La proposta di legge va nella direzione auspicata da tempo dalla Federazione e ha i meriti non solo di consacrare lo straordinario valore che ha assunto nelle città italiane la presenza di dehors collegati a ristoranti e caffè, ma anche la volontà di mettere in maggiore connessione Soprintendenze e Comuni, consentendo una migliore valorizzazione degli spazi su cui poter strutturare la somministrazione all’aperto. La pandemia», rimarca Sbraga, «ha fatto emergere con forza un nuovo modo di vivere gli spazi pubblici affidando ai dehors di ristoranti e caffè un ruolo decisivo nella caratterizzazione del paesaggio urbano e nel miglioramento della qualità della vita».
LA CONFESERCENTI.
Secondo un'indagine della Fiepet, associazione dei pubblici esercizi Confesercenti, il 75% delle persone ha apprezzato l'aumento dei posti disponibili all'aperto, soprattutto perché all'esterno «ci si gode la bellezza dei luoghi» (50%) e «d'estate si st più freschi senza dover ricorrere all'aria condizionata» (43%). Tra gli svantaggi vengono indicati invece l'occupazione eccessiva dei marciapiedi (52%) e l’aumento di confusione nelle strade (39%).
CNA E CONFARTIGIANATO.
«Anche gli artigiani che operano nella ristorazione devono poter avere la concessione per i dehor e per i tavoli all’aperto». È quanto sottolineano Cna e Confartigianato nell’audizione alla Camera.
«Apprezziamo la volontà del legislatore», dice l’abruzzese Cristiano Tomei, responsabile nazionale Turismo e Commercio di Cna, «di individuare un nuovo e stabile assetto di regole volto a disciplinare l’attività amministrativa di concessione di spazi e aree pubbliche a imprese operanti nel campo del food and beverage». Tuttavia «appare quanto mai necessario ampliare l’ambito soggettivo della proposta di legge limitato ai pubblici esercizi includendo anche le imprese artigiane di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, laddove tale attività sia strumentale e accessoria all’esercizio dell’impresa».
Il riferimento è alle imprese artigiane che svolgono servizi di ristorazione con consumo sul posto. Si tratta di «una platea molto significativa che conta oltre 40mila realtà tra pizzerie al taglio, piadinerie, gastronomie e rosticcerie, le quali animano le città d’arte, i borghi, i luoghi del turismo e del vivere in tutta Italia. Inoltre», conclude Tomei, «è auspicabile che la disciplina organica tenga conto di criteri omogenei utili alla semplificazione autorizzativa per quanto attiene alle diverse categorie dehor aperti (tipo pedane, tende, tavolini, sedie e fioriere) o semi aperti (paratie, vetrate chiuse su almeno tre lati)».
IL FRONTE DEL NO.
All'idea si oppongono però alcuni sindaci e associazioni dei consumatori, secondo cui i dehors aumentano il caos nelle strade e creano più disagi che benefici ai cittadini.
Il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, intanto predica cautela: «Attendiamo di conoscere tutti i dettagli della proposta del ministro Urso e speriamo che questa sia la volta buona. È importante che il ministro si confronti con l'Anci e ascolti le richieste dei Comuni per avere regole certe che facilitino gli uffici nel loro lavoro. Non c'è dubbio che tavolini all'aperto e dehors, soprattutto dopo il Covid, abbiano sostenuto la ripresa economica e sociale nelle città, ma sono necessarie regole chiare per sostenere le attività economiche evitando le occupazioni selvagge».
I CONSUMATORI.
«Uno stupro ai danni dei centri storici e delle città e un immenso regalo a bar e ristoranti sulla pelle dei cittadini». Così dice il Codacons che boccia senza mezzi termini il provvedimento annunciato dal ministro Urso per rendere strutturali i dehors in tutta Italia.
«Nonostante non sussistano più i presupposti dell’emergenza Covid che avevano permesso a bar e ristoranti di occupare il suolo pubblico con una invasione selvaggia di pedane e tavolini, il Governo vuole rende strutturale una misura che ha causato solo caos e degrado», afferma il presidente, Carlo Rienzi.
«Dehors, ombrelloni, pedane, tavoli e sedie installati su strade e piazze arrecano un enorme danno ai cittadini, che vengono privati di spazi pubblici e costretti a camminare facendo lo slalom tra le strutture piazzate da bar e ristoranti. Un caos che danneggia anche il decoro urbano e il turismo, rovinando l’immagine delle nostre città agli occhi dei visitatori stranieri. Senza contare l’abusivismo e l’assenza di controlli che porta spesso all’occupazione di più spazio pubblico rispetto a quello consentito dai regolamenti locali».
«Per tale motivo», conclude Rienzi, «noi del Codacons siamo pronti alle barricate per contrastare qualsiasi misura del Governo che liberalizzi i dehors e crei danni al decoro urbano e ai cittadini».
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