Delitto Albi: c’è il Dna di 3 sconosciuti

27 Gennaio 2023

Arrivano i risultati delle analisi dei Ris, ieri l’incidente probatorio: le tracce non sono dei tre indagati per la rapina a Cepagatti 

PESCARA. Non è stata rilevata alcuna comparazione possibile fra le tracce genetiche trovate sui reperti sequestrati dalla polizia e il Dna dei tre indagati sospettati dell’omicidio dell’architetto Walter Albi (66 anni) e il gravissimo ferimento del suo amico Luca Cavallito (49 anni).
Lo hanno detto gli esperti del Ris di Roma, il raggruppamento dei carabinieri che si occupa di investigazioni scientifiche, che hanno riferito sui risultati del loro lavoro nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto ieri davanti al gip Giovanni De Rensis, alla presenza del procuratore aggiunto, Annarita Mantini, che insieme al collega Andrea Di Giovanni conduce l’inchiesta sull’agguato del primo agosto scorso nel bar del Parco.
Il passaggio tecnico era stato richiesto dall’avvocato Luigi Peluso che difende Cosimo Nobile, uno dei tre indagati insieme a Renato Mancini e Fabio Iervese (ieri erano presenti per loro gli avvocati Franco Perolino e Luca La Gorga che non hanno posto domande ai Ris): un incidente probatorio che doveva servire per accertare l’eventuale coinvolgimento dei tre nell’omicidio, nonché per avere altre certezze sulla rapina al Centro agroalimentare di Cepagatti che si verificò qualche giorno prima dell’omicidio e per la quale finirono in carcere Mancini e Iervese.
Un passaggio tecnico sul quale la procura non si attendeva grandi conclusioni, visto che i reperti esaminati sono stati rinvenuti in una zona cespugliosa poco distante dal luogo dell’agguato mortale, circa un mese dopo il fatto. Si parla di un casco da motociclista, una scarpa sinistra, del castello di una pistola semiautomatica (che potrebbe essere la stessa che i rapinatori portarono via alla guardia giurata poi rapinata), di un caricatore con cinque colpi 9.21 (pare come quello che uccise Albi e ferì Cavallito). Le tracce genetiche riguardavano il casco, la scarpa e il fondello di una cartuccia.
Ma l’elemento nuovo emerso dalle analisi dei Ris, è che su quei reperti sono state trovate tracce genetiche di altri tre soggetti ignoti che, nella loro relazione, i carabinieri segnalano come “Soggetto 1, 2 e 3”.
E affermando che questi accertamenti possono ritenersi validi al di là di ogni ragionevole dubbio, i Ris aggiungono anche che questi risultati negativi o non utili per fini comparativi, possono trovare una spiegazione «nell'ingente stato di degradazione che presentavano le tracce organiche analizzate». E che comunque potrebbero tornare utili per la comparazione con altri soggetti. Quelle tracce di “ignoti” potrebbero appartenere a qualcuno che ha curiosato tra quelle sterpaglie, o essere di chi effettivamente ha usato quei reperti per l’agguato mortale e non solo. Ora, chiuso questo incidente probatorio, il fascicolo torna ai magistrati.
È verosimile pensare che gli inquirenti siano in possesso di altri elementi utili alla identificazione dei responsabili di quel delitto e del ferimento di Cavallito, mentre resta in piedi la possibile relazione tra quell’agguato e la rapina di qualche giorno prima, e per la quale la procura ha individuato gli stessi tre sospettati del delitto.
Uno dei due arrestati, nei mesi scorsi, si è fatto sentire dal magistrato e dopo quell'interrogatorio passò dal carcere ai domiciliari.
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