Delitto Albi, i pm non si fermano: lunedì c’è l’esame sui telefonini

10 Marzo 2023

Dai cellulari di Nobile e Ursino si cercano i contatti tra i due, ritenuti killer e mandante dell’agguato E un testimone svela il collegamento tra l’omicidio e la rapina a Cepagatti: Nobile prese quella pistola

PESCARA. L’esame dei telefonini sequestrati a Mimmo Nobile e al calabrese Natale Ursino dopo il loro arresto; l’esame del Dna sulla targa del motorino usato per la rapina al Centro Agroalimentare e sul casco che Nobile avrebbe lasciato sul luogo della rapina, dopo la colluttazione con la guardia giurata derubata dei soldi e della pistola; l’esame sul castello di quella pistola calibro 9x21 ritrovata fra le sterpaglie di via del Pantano insieme al telefonino di Luca Cavallito, a un paio di scarpe, a un caricatore con cinque colpi della stessa arma. Sono questi i prossimi passaggi tecnico-investigativi programmati per lunedì prossimo (l’incidente probatorio sui telefonini dai quali potrebbero uscire quei contatti tra killer e mandante di cui va a caccia la procura ); per il 29 marzo (quello sul Dna), oltre alla relazione dei Ris sui resti della pistola che dovrebbe essere restituita a breve ai magistrati. Elementi che potrebbero dare delle indicazioni più concrete e certe su chi ha commesso la rapina a Cepagatti l’11 luglio 2022, e su chi ha ucciso a colpi di pistola (si presume quella stessa arma rubata alla guardia giurata) l’architetto pescarese Walter Albi e ferito gravemente Cavallito al bar del Parco nel tardo pomeriggio del 1° agosto scorso (una ventina di giorni dopo la rapina).
NOBILE Il comune denominatore tra i due fatti, i magistrati della procura (il procuratore Giuseppe Bellelli, l’aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni) lo hanno individuato in Mimmo Nobile che il 13 febbraio scorso è finito in carcere insieme al presunto mandante dell’omicidio, il calabrese uomo di 'ndrangheta Natale Ursino, poi scarcerato dal tribunale del Riesame per mancanza di prove. Secondo l’accusa, Nobile prima compie la rapina al centro Agroalimentare insieme a Maurizio Longo, poi si trasforma in killer per eliminare Albi e Cavallito per conto del calabrese.
LONGO Nel mezzo delle due indagini, si ritaglia uno spazio anche la figura di Longo che viene inchiodato da Renato Mancini (che nella rapina ebbe un ruolo di supporto logistico) per il colpo all'Agroalimentare, ma che si ritrova nelle carte dell’inchiesta come colui che inserisce nel contesto pescarese il calabrese (conosciuto in cella) e lo presenta a Cavallito e Albi che, con lo “Zio”, come veniva chiamato Ursino, avrebbero dovuto concludere alcuni affari poi andati a monte (da qui la «condanna a morte» secondo l’accusa).
Un pregiudicato pescarese che finora è stato al margine dell’inchiesta sull’omicidio, Longo, ma che potrebbe conoscere molto di più vista la sua assidua frequentazione con Ursino, con il quale si accompagnava quando quest’ultimo arrivava a Pescara e che, secondo Cavallito, avrebbe potuto essere il quarto che lui e Albi aspettavano al bar.
DUE INCHIESTE COLLEGATE Due inchieste forzatamente collegate, e non solo dal presunto coinvolgimento di Nobile che non ha mai detto nulla sulla rapina e continua a negare ogni coinvolgimento sul delitto, nonostante sia stato riconosciuto dal superstite Cavallito. Due inchieste collegate dalla presenza di quella pistola rubata nella rapina e, secondo la procura, usata per uccidere Albi e ferire Cavallito.
LA PISTOLA E a inchiodare Nobile è uno dei partecipanti al colpo al Centro di Cepagatti, Mancini, che dice tutto al pm Luca Sciarretta, titolare di quel fascicolo. Il 1° dicembre scorso, Mancini svela anche che gli esecutori di quella rapina furono Nobile e Longo e parla di quella pistola. Arma che salta fuori qualche minuto dopo il colpo quando, in un appartamento di via de Meis nella disponibilità di Nobile, i tre si dividono circa 30 mila euro e Nobile mette sul tavolo l’arma dopo che, in auto, aveva accennato alla reazione della guardia giurata picchiata. Racconta Mancini: «Nobile prese quella pistola per sé perché gli serviva, senza che Longo dicesse una parola. Quando me la sono ritrovata sul tavolo dissi: “scusate, ma questa pistola che sta a fa?”. Ma poi, di fronte ai due (Nobile e Longo ndr) non è che posso più di tanto. Ho preso la mia parte prima di sentirmi dire “Pensa a prenderti quello che t'artocca e basta”».