Delitto Albi, in 3 a processo La difesa del presunto killer: una testimonianza non basta

Ma il legale di Cavallito ribadisce: lo ha riconosciuto dalla voce e dalla camminata Il 29 marzo prima udienza in Corte d’Assise a Chieti per Nobile, Ursino e Longo
PESCARA. Il 29 marzo, davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti, si aprirà il processo a carico di Mimmo Nobile, Natale Ursino e Maurizio Longo per l’agguato mortale del primo agosto 2022 al bar del Parco, dove venne ucciso a colpi di pistola l’architetto pescarese Walter Albi e ferito gravemente l’ex calciatore Luca Cavallito. Lo ha deciso ieri il gup Francesco Marino che, al termine dell’udienza preliminare dove nessuno degli imputati era presente, ha rinviato il terzetto a giudizio con le accuse di omicidio e tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione: un reato da ergastolo.
Per l’accusa era presente l'intero pool che ha condotto questa delicata inchiesta su un agguato compiuto fra la gente, alle 20, quando il bar era pieno di avventori che hanno assistito a quella pioggia di colpi iniziata fuori della recinzione del locale e proseguita all’interno, quando il presunto killer Mimmo Nobile sarebbe entrato per finire entrambi, lasciando però a metà “il lavoro” e soprattutto lasciando in vita Cavallito, diventato il suo principale accusatore per averlo riconosciuto. Un riconoscimento vocale fatto dal letto di ospedale, per quella frase che il killer avrebbe proferito contro di lui al momento di colpirlo in viso: «Questo è per te e per gli infami come te».
L’ACCUSA Una udienza piuttosto veloce dove il pm Andrea Di Giovanni, con a fianco il procuratore Giuseppe Bellelli e l’aggiunto Anna Rita Mantini, che hanno seguito l’indagine, ha ribadito le accuse contro il terzetto dove Natale, pregiudicato calabrese appartenente a una cosca della ’ndrangheta, viene indicato quale mandante, e Longo, quale fiancheggiatore e coinvolto in relazione alla pistola usata per l’omicidio (oggetto di rapina alla guardia giurata dell’Agroalimentare di Cepagatti compiuta un paio di settimana prima da Longo e Nobile).
NOBILE «Questa è una fase preliminare», ha spiegato l’avvocato Massimo Galasso che con il collega Luigi Peluso assiste Nobile, «dove la procura ha ribadito le sue accuse mentre noi abbiamo insistito sul non luogo a procedere (richieste avanzate anche dalle difese di tutti gli altri imputati, così come la richiesta di riti abbreviati rigettata dal giudice ndr). Riteniamo che certamente in questa fase processuale era complesso ottenere una sentenza di proscioglimento, ma siamo convinti che nell'istruttoria dibattimentale avremo modo di provare la nostra estraneità ai fatti. A carico di Nobile», ha concluso il legale, «c'è soltanto un riconoscimento vocale fatto da Cavallito: nessuna traccia di Dna e dubbi anche su chi ha preso quella pistola». Si prevede dunque un processo piuttosto delicato ma la procura ha in mano elementi importanti per disegnare gli antefatti che avrebbero portato al delitto: per quello sgarro subito da Ursino in relazione a una grossa partita di cocaina dall’Ecuador (300 chili): un affare che Cavallito avrebbe proposto a Ursino e che ebbe un epilogo negativo.
CAVALLITO «L’udienza ha avuto sicuramente un esito positivo», ha detto l’avvocato Ernesto Torino Rodriguez che assiste Cavallito e la sua famiglia (parti civili) insieme a Sara D’Incecco, «e non poteva avere un epilogo diverso. Sarà comunque un processo difficile perché al di là degli innumerevoli riscontri in mano alla procura, rimane quale prova decisiva quella che è l'identificazione vocale fatta da Cavallito che ha detto di aver riconosciuto Nobile anche vedendolo camminare. Condivido la prospettazione del pm Di Giovanni, affiancato da Bellelli e Mantini per dare il senso della coralità delle indagini svolte, che ha chiarito come Cavallito, all’esito di un percorso personale di rivisitazione di quelli che erano i suoi obiettivi, ha deciso di recidere il legame con le frequentazioni criminali avute in precedenza e raccontare tutto, mettendo a rischio la sua vita e quella dei suoi familiari».
LONGO E URSINO Per l’avvocato Giancarlo De Marco, che difende Longo insieme ad Antonio Di Blasio, «a carico del nostro assistito non ci sono prove per cui siamo fiduciosi che in Assise si arriverà all’assoluzione. E poi, se non ci sono stati i gravi indizi per poter emettere una misura cautelare, figuriamoci se possono esserci prove per una condanna in giudizio». Anche i difensori di Ursino (sostituiti ieri dalle colleghe Federica Latagliata e Arianna Pino) sono convinti di poter provare l’estraneità del calabrese rimesso in libertà dai giudici del riesame subito dopo l’arresto. Il giudice Marino ha anche conferito l’incarico al perito per la trascrizione delle telefonate presenti nel fascicolo, che verranno depositate direttamente in Corte d’Assise.

