Detenuto in Egitto, ora il caso Passeri arriva in Comune

30 Luglio 2024

Mozione del Pd per spingere Masci ad attivarsi con Tajani «Un nostro concittadino vittima di un sistema brutale»

PESCARA. Approda in consiglio comunale, domani dalle ore 10, una mozione della consigliera Pd Michela Di Stefano sul caso di Luigi Giacomo Passeri, il 31enne arrestato in Egitto ad agosto dello scorso anno, perché trovato in possesso di marijuana in quantità limitata all’uso personale, secondo quanto riferito dai familiari, ma accusato di traffico internazionale di stupefacenti. Il gruppo consiliare Pd chiede al sindaco Carlo Masci di attivarsi per portare all’attenzione delle autorità competenti e dell’opinione pubblica internazionale la situazione di Passeri, originario della Sierra Leone e arrivato a Pescara con la famiglia nel 1997.
Detenuto ormai da quasi un anno nel carcere Bdr2 del Cairo, tra i più duri al mondo, le condizioni di salute psicofisica del giovane non sono ottimali, almeno secondo quanto trapelato dalle lettere inviate ai famigliari. Nell’ultima, arrivata due giorni fa, il giovane descrive, per la prima volta a distanza di quasi un anno, la dinamica dell’arresto. «I poliziotti lo hanno massacrato con pugni allo stomaco, tanto che mio fratello ha cominciato a piangere per il dolore. Pensavano che avesse altra droga nella pancia e, una volta portato al commissariato, hanno continuato a picchiarlo», riferisce Marco Antonio Passeri, il fratello che vive a Roma, con il quale, seppur di rado, vi sono stati dei contatti in tutto questo tempo. «Poi lo hanno portato in ospedale, dove ha subito un intervento di rimozione dell’appendice. Nonostante la ferita, i poliziotti hanno continuato a massacrarlo», aggiunge. «Lo hanno costretto a firmare una specie di verbale sotto minaccia. Lui, per paura di essere ammazzato, ha obbedito. Dopotutto non sapeva cosa c’era scritto. Una volta portato in carcere, lo hanno rinchiuso in una cella senza luce, piena di feci. Condizioni disumane. Ripetiamo il nostro appello: riportatelo in Italia».
È stata fissata per il prossimo 19 agosto, intanto, l’udienza di un processo che procede a ritmi lenti, come rivelato tempo fa dallo stesso fratello. La famiglia è seguita da un legale egiziano. Nelle scorse settimane si sono interessati al caso alcuni parlamentari, come Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra Italiana) e Riccardo Magi (Misto + Europa), che hanno depositato delle interrogazioni indirizzate al ministro degli Esteri Antonio Tajani. E, dallo stesso ministero, arriva la risposta scritta e inviata al vice presidente del consiglio regionale Antonio Blasioli che il 28 giugno scorso ha chiesto, tramite una lettera indirizzata a Tajani e all’ambasciatore d’Italia presso la Repubblica araba d’Egitto Michele Quaroni, di verificare le condizioni di detenzione del ragazzo e di attivare la rete diplomatica: «La vicenda è seguita con la massima attenzione», si legge risposta firmata dal consigliere ambasciatore Marco Petacco. «L’Ambasciata d’Italia al Cairo, in stretto coordinamento con l’Unità tutela della Farnesina, segue sin dal principio la vicenda del giovane connazionale, mantenendo contatti costanti con i famigliari, i legali e con le autorità egiziane. In riferimento alle condizioni di salute del signor Passeri, da ultima visita consolare del 16 luglio scorso, l’Ambasciata del Cairo ha potuto accertare il buono stato di salute fisica nonché le buone condizioni detentive».
Rassicurazioni infondate, secondo i familiari, fortemente preoccupati, visto che Giacomo aveva anche annunciato l’inizio di uno sciopero della fame. Così come si legge mozione depositata dalla consigliera Di Stefano, il 31enne vive in un ambiente sovraffollato insieme con individui condannati per gravi reati: «Non possiamo dimenticare la storia di Giulio Regeni, Patrick Zaki e di altre vittime del regime di Al-Sisi ed è noto quanto sia brutale il regime del Cairo», precisa la consigliera. «Si tratta di una situazione sensibile che riguarda un nostro concittadino, quindi si invita il sindaco ad attivarsi».