Detonatori di origine militare trovati nei sopralluoghi

18 Marzo 2015

PESCARA. «Svariate tipologie e quantitativi di materiale esplosivo ed esplodente rinvenuto fuori dall’area del deposito autorizzato». Inizia così l’elenco del materiale trovato dall’autore della...

PESCARA. «Svariate tipologie e quantitativi di materiale esplosivo ed esplodente rinvenuto fuori dall’area del deposito autorizzato».

Inizia così l’elenco del materiale trovato dall’autore della perizia dell’accusa dopo la tragedia del 25 luglio 2013, l’esplosione della fabbrica dei fuochi d’artificio di Città Sant’Angelo in cui hanno perso la vita cinque persone. Materiale non sempre autorizzato, come commenta il consulente della procura illustrando: «Il 30 luglio 2013 sono stati trovati 352 chilogrammi di esplosivo» accanto alla «documentazione inerente materiale chimico utile alla realizzazione di materiale pirotecnico rinvenuto fuori dal deposito autorizzato».

Ancora, il consulente dice di aver trovato «all’interno dell’ufficio 33 detonatori a miccia di origine militare e duecento chilogrammi rinvenuti e occultati in un casotto esterno alla recinzione della fabbrica». Quindi, illustra ancora, «circa 10 mila accenditori in una stanza». Al setaccio sono state passate tutte le licenze della fabbrica esplosa e in cui hanno perso la vita quattro componenti della famiglia Di Giacomo e un vigile del fuoco spirato tre mesi dopo la tragedia.

«Da un’attenta lettura della documentazione raccolta», è scritto nella perizia del consulente balistico, «risulta che la ditta era autorizzata a fabbricare e tenere in deposito materiale esplodente di prodotti finiti attivi in manufatti di quarta e di quinta categoria».

Inoltre, viene anche ripercorsa la storia della ditta dei Di Giacomo fondata nel 1982 e che ha accompagnato con i suoi allestimenti tante feste abruzzesi.

«L’attività svolta nella fabbrica di Villa Cipressi», illustra il consulente nella perizia di 199 pagine che è stata depositata, «consisteva nella produzione di miscele attive coloranti ed esplodenti nonché nel confezionamento di fuochi artificiali utilizzando le predette tecniche. I fuochi prodotti dalla ditta», aggiunge ancora, «venivano tenuti in deposito al fine di essere venduti all’ingrosso o utilizzati per spettacoli pirotecnici gestiti dalla ditta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA