Di Federico: vi svelo in tv i segreti della montagna

È l’alpinista abruzzese definito per le sue imprese lo scalatore più veloce al mondo Ora con una trasmissione mostra le vette più belle e spiega tutti i rischi da evitare
Il più veloce alpinista della storia. L'uomo che ha toccato il cielo con un dito. Sarà Giampiero Di Federico, 65 anni, guida alpina e scalatore tra i più famosi al mondo, originario di Scurcola Marsicana, teatino di adozione, a condurre da domani, in prima serata, la nuova trasmissione del sabato di Rete 8 "Montagne amiche". L'Abruzzo, nonostante l'emergenza coronavirus, riparte anche così: con delle azioni in presa diretta che raccontano come affrontare la montagna, l'equipaggiamento da portare e tutte le precauzioni per evitare incidenti. Ma sarà l'occasione anche per valorizzare paesaggi d'innata bellezza.
Di Federico è l'uomo che ha scalato, in solitaria e in un solo giono, la via nuova dell'Hidden Peak, un Ottomila del massiccio del Gasherbrum, nella regione Himalayana del Karakorum. Il suo record è imbattuto.
Di Federico, lei è l'abruzzese che, il 14 luglio 1985, ha conquistato una delle vette più alte del mondo. Cosa ricorda di questa impresa?
«Da quell'altezza la prospettiva inedita consente di vedere la rotondità del mondo, oltre all'odore di etere, secco, che entra nelle narici. Ricordo che il mio cuore batteva fortissimo».
Una vita costellata di vette e amore per l'alpinismo.
«Sono una guida alpina di professione e la mia vita è la montagna, il turismo esperenziale. Oltre l'ascesa in solitaria all'Hidden Peak, ho scalato il paretone delle Murelle, sulla Majella, nel 1979 e nel 1980 il Corno Grande, sul Gran Sasso. e tante altre vette».
Come si sta modificando l'approccio con la montagna? «Il grandissimo afflusso, registrato negli ultimi tempi sulle montagne abruzzesi, con l'arrivo di molti escursionisti anche dal Nord alimenta, da una parte, grandi possibilità di sviluppo turistico e di valorizzazione del territorio e delle bellezze naturalistiche. D'altro canto, però, sussiste il problema del controllo da parte dei Parchi e del rispetto dell'ambiente. Quest'anno il soccorso alpino è intervenuto moltissimo, anche 4-5 volte, in una sola giornata, sullo stesso gruppo montuoso. Occorre maggiore prudenza».
Anche di questo che parlerà nella trasmissione di Rete 8 realizzata sul campo?
«Sì, è una novità assoluta nel panorama italiano, dedicata alle montagne abruzzesi, ma con immagini d'azione. Faremo vedere come si scala fornendo consigli tecnici, per evitare quello che è accaduto tra il 2019 e il 2020, quando in Abruzzo ci sono stati 9 morti in vetta e moltissimi feriti».
Qual è il comportamento da tenere in montagna?
«L'atteggiamento deve essere di estrema consapevolezza, di se stessi e delle proprie potenzialità. Informarsi sulle condizioni meteo e utilizzare l'attrezzatura giusta: ciaspole, piccozza, ramponi. Non portare assolutamente animali, come è accaduto sulla direttissima questa estate, quando sono stati soccorsi dall'elicottero un cane e il suo padrone. La conoscenza del potenziale pericolo è fondamentale, come l'allenamento e il limite fisico di ognuno».
In periodo di emergenza Covid ci sono precauzioni in più da prendere?
«Cambia poco: su un sentiero la distanza tra escursionisti viene di per sé già mantenuta, come anche in parete dove il distanziamento varia dai 2 ai 40 metri».
Due sere fa ha presentato a Pescara il suo libro "La vita è fredda": cosa racconta?
«Prende spunto da una frase di un ragazzo che veniva ad allenarsi nel rocciodromo di Sambuceto. Aveva la sclerosi multipla, ma non voleva mollare pur sape ndo che sarebbe finito su una sedia a rotelle. Mi ha colpito molto e ho pensato di raccontare le mie esperienze, ma anche il mondo di oggi, i social, l'amore e il sesso.
C'è un po' di tutto, persino lo spopolamento dei borghi montani. Ma a guidare la penna è sempre l'amore per la montagna».

