Di Lorito: la fusione penalizzerebbe i Comuni più piccoli

Il sindaco di Spoltore scrive al governatore D’Alfonso in vista della discussione sulla proposta di legge regionale
SPOLTORE. Una lettera inviata al governatore D’Alfonso, ai colleghi sindaci di Pescara e Montesilvano – Alessandrini e Maragno – a tutti i consiglieri regionali e al presidente dell’assemblea regionale, Di Pangrazio, in vista della ormai imminente discussione della proposta di legge sulla fusione dei tre Comuni per la Nuova Pescara. È un’iniziativa ufficiale quella mossa dal primo cittadino di Spoltore, Luciano Di Lorito, per ribadire il no della sua amministrazione al progetto.
Un no ragionato, che certamente non vuole eludere la volontà espressa dai cittadini nel referendum consultivo di tre anni fa ma, al tempo stesso, entra nel merito di una proposta di legge che, a dire Di Lorito, provocherebbe solo svantaggi per i due Comuni più piccoli da annettere alla Grande Pescara.
Il sindaco di Spoltore parte da quello che definisce un dato di fatto: «Qualcuno dice», scrive Di Lorito, «che la vera partita si gioca sul "premio" del governo centrale che spetta ai Comuni quando decidono di fondersi. E, che ritardando la fusione, dall'11 settembre 2014 a oggi, sarebbero andati perduti oltre 48 milioni di euro: è completamente falso!».
Di Lorito spiega perché: «Basta conoscere le norme attuali. Secondo la legge di bilancio 2017, ogni fusione ha diritto a un incremento straordinario aumentato al 50%, non più quindi del 20%, calcolati utilizzando come base i trasferimenti ordinari del 2010. Un'ottima notizia, verrebbe da dire, anche perché nel 2010 non era ancora partita la stagione dei grandi tagli ai trasferimenti: peccato che la norma preveda un tetto massimo per il bonus di 2 milioni di euro all'anno. Chi non ci crede è libero di controllare: il tetto è stato introdotto dal decreto legge numero 90 del 2014 (art.23). In dieci anni, dunque, avremo un bonus massimo di 20 milioni di euro. Rischiando di perdere, nello stesso periodo di tempo, una cifra pari se non superiore. È evidente che la ratio delle leggi che spingono per accorpare gli enti locali è quella di limitare i trasferimenti».
Il sindaco cita il caso dei 5 paesi che hanno dato vita al Comune di Valsamoggia (30mila 727 abitanti, nella città metropolitana di Bologna): nel 2013, prima della fusione, i 5 centri ricevevano complessivamente dallo Stato oltre 5 milioni di euro. Nel 2017, il nuovo Comune ha ottenuto euro 3 milioni 577mila 385 euro; nel 2016, ne aveva avuti 3milioni 628.860 e nel 2015 1milione 627mila 571. Tra l’altro, prosegue Di Lorito, i bonus vengono assegnati, fino a esaurimento delle risorse stanziate, dando priorità alle fusioni con maggiore anzianità. Cosicché, in caso di fondi insufficienti, sarebbero davanti al comune di Nuova Pescara, tra gli altri, i comuni di Fabbriche di Vergemoli (792 abitanti) Comano Terme (2.952 abitanti), Rivignano Teor (6.305 abitanti), Valvasone Arzene (3.988 abitanti). Non solo: fino al 2014, era prevista un'esenzione temporanea dai vincoli del Patto di stabilità interno. «Anche questa agevolazione» precisa Di Lorito, « è stata cancellata. Tra l’altro», aggiunge, «il Comune di Pescara è in predissesto: al di là della regolarità normativa – non spetta a me stabilire se sia possibile far ereditare a un nuovo Comune un piano di rientro approvato dalla Corte dei Conti e, come tale, teoricamente non modificabile – mi chiedo se sia eticamente e politicamente opportuno imporre ai cittadini di Montesilvano e Spoltore il riequilibrio di un bilancio di cui non hanno mai ricevuto servizi». Per Di Lorito, è evidente la necessità di realizzare uno studio costi/benefici, serio e approfondito, sulle reali condizioni degli enti che si andranno a fondere e sul quadro normativo di riferimento.
«È inutile» osserva ancora il sindaco, «continuare a discutere guardando le tabelline realizzate dal comitato promotore del referendum nel 2014, secondo le quali, per fare un solo esempio, il Consiglio comunale di Spoltore costa 53mila 280 euro ogni anno. Nel 2016, intendiamoci, i lavori del nostro Consiglio sono costati 2mila 738 euro. Occorre dunque un vero e proprio business plan per valutare la convenienza, intesa come interesse generale costituzionalmente riconosciuto, della popolazione coinvolta nel processo di fusione. Sono sicuro che nessuno avrà la possibilità di sottrarsi alle responsabilità amministrative, economiche e storiche, legate all'approvazione di un simile provvedimento, ma bisogna valutare la strada migliore per renderlo concreto, che potrebbe passare dalla creazione di un’Unione di Comuni, con servizi e funzioni condivise, destinata a trasformarsi in fusione quando e se le condizioni fossero di maggior vantaggio». (f.c.)
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