Di Nardo, sulla bara la maglietta di calcetto

7 Giugno 2015

Chiesa stracolma per l’addio a Roberto, l’ex giocatore morto durante un torneo a Montesilvano. L’omaggio del Pescara calcio a 5 dove aveva giocato fino al 2003

PESCARA. Non sono i fiori, che pure ci sono, a rattristare un funerale che nessuno voleva, che nessuno si aspettava. Quello che fa più male e che più fa commuovere i tanti che riempiono la chiesa di San Camillo de Lellis di Villa Raspa è quella maglietta biancazzura sulla bara, con quel nome e quel numero: Di Nardo, 5. Perché chi conosceva e voleva bene a Roberto, e in chiesa sono più di 500, sa che quella maglietta racconta meglio di tante parole la vita di Roberto. Che su un campo di calcetto, giovedì sera, c’è morto a 50 anni per un malore improvviso arrivato mentre aspettava di tornare a giocare accanto al figlio, ma che al calcio, e al calcio a 5 in particolare, non ha mai rinunciato. Troppa passione, la stessa che aveva trasmesso al figlio Simone giocatore della Folgore Sambuceto di cui andava fierissimo, e troppa voglia di stare insieme agli altri.

Sono proprio i compagni di gioco, di ieri e di oggi, a riempire la chiesa dove nel primo pomeriggio don Andrea Cericola celebra il rito funebre. Tra i banconi c’è Guido D’Angelantonio, il presidente che l’aveva avuto da capitano nella squadra di calcio a 5 con cui Di Nardo fu promosso in serie B, quando diventò Pescara calcio a 5, e Danilo Iannascoli il patron della stessa squadra oggi in lizza per lo scudetto. Quella maglietta biancazzurra che campeggia sulla bara è proprio Iannascoli ad averla portata: «Con Roberto ci ho giocato tante volte insieme, sia nelle partite amatoriali che nei campionati, in serie B, quando io avevo iniziato a giocare nella Real Pescara. Era un amico, ma la mia presenza è anche in rappresentanza della società che gli ha voluto rendere omaggio».

Oltre a Iannascoli, infatti, del Pescara calcio a 5 ci sono i ragazzi del settore giovanile in divisa, il presidente Fabrizio Iannascoli, il responsbaile del settore giovanile Maurizio Casati e i tanti che avevano incrociato Roberto nella sua lunga militanza sui campi di calcetto. Tra questi, c’è il vecchio gruppo delle partitelle del sabato all’Orsa maggiore, e l’ultimo, quello del Vestina a Montesilvano, con cui Roberto si vedeva ogni giovedì e con cui stava partecipando proprio al torneo in cui si è accasciato a terra. Ci sono gli amici dell’Unicentro, dove Di Nardo aveva fatto tanti tornei, i dirigenti del Montesilvano calcio a 5 maschile e femminile, Giovanni e Nicolino Troilo, e Fabio Di Berardino, l’amico a cui Roberto ha rivolto le sue ultime parole prima di accasciarsi a terra durante il riscaldamento per rientrare in campo. Tra i presenti c’è anche Andrea Zampacorta, figlio del proprietario dell’impianto sportivo dove la tragedia si è consumata, nonostante l’immediato massaggio cardiaco praticato da due infermieri che erano lì come giocatori, nonostante il defibrillatore, l’adrenalina e le tre ambulanze arrivate una dopo l’altra. Roberto è morto, e per questo l’amatissima moglie Lalla, da cui ha avuto il secondogenito Mattia, non smette di accarezzare quella maglietta biancazzurra. Ma è morto dopo aver segnato l’ultimo gol, su assit del figlio. E con la gioia di chi stava vincendo 8 a zero e scalpitava per rientrare in campo.

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