Di Pietrantonio: «La mia festa nei racconti della gente di mare»

PESCARA. Aprite “L’Arminuta”, il libro di Donatella Di Pietrantonio che nel 2017 ha vinto il Premio Campiello e poi è diventato anche un film, a pagina 56 e scorrete fino al 15° rigo: ecco che spunta...
PESCARA. Aprite “L’Arminuta”, il libro di Donatella Di Pietrantonio che nel 2017 ha vinto il Premio Campiello e poi è diventato anche un film, a pagina 56 e scorrete fino al 15° rigo: ecco che spunta la festa di Sant’Andrea tra «frittura di paranza» e «cannolicchi freschi», «odori caramellati delle prime bancarelle, zucchero filato, croccante di mandorla» ma anche «rigurgiti gassosi di fogna» e poi lo sguardo in alto verso «universi di stelle appena esplose sullo sfondo degli astri fissi». Così la scrittrice di Penne, una che con i suoi libri ha stregato anche Natalie Portman, racconta la festa dei pescatori: oggi alle 11 c’è la processione con la statua di Sant’Andrea portata in mare e seguita dalle barche in corteo.
Che ricordo ha della festa di Sant’Andrea?
«Paradossalmente non ho nessun ricordo».
Scusi, ma come è possibile?
«Non ci sono mai stata prima di scrivere “L’Arminuta”».
Davvero?
«Sì, ci sono andata soltanto l’anno scorso e ho partecipato alla processione in mare salendo su una barca: un momento emozionante. Mi hanno detto che, a causa dell’emergenza Covid, il corteo si è svolto in tono minore. Invece, una volta, così mi hanno raccontato, la processione era ancora più partecipata, qualcosa di imponente e suggestivo, ma per me, che non ho un termine di paragone, è stato bellissimo anche così. E poi è stato toccante il momento in cui sono state gettate in acqua le corone di fiori a ricordo dei caduti del mare».
E perché, in tanti anni, non ci è mai andata?
«Ci sarei andata tanto volentieri un sacco di volte, diciamo che è capitato così per caso: non avendo mai memorizzato la data, me la sono sempre persa. Sono certa che presto capiterà».
Quindi, il racconto è inventato?
«Quello che c’è nelle pagine è frutto di fantasia, di ricordi delle feste di paese e di racconti. E poi lo zucchero filato c’è sempre un po’ ovunque e la puzza di fogna in città può anche starci. Lo scrittore combina la fantasia con i ricordi, mischia tutto ai racconti della gente e scambia le carte in tavola. Di certo, ogni romanzo ha dietro un lavoro di documentazione e io preferisco documentarmi sul campo. Come? Parlando con le persone: studio sì, ma preferisco ascoltare dalla viva voce della gente racconti ed esperienze».
Ma almeno le piacciono davvero frittura e cannolicchi?
«Mi piace tantissimo mangiare pesce, soprattutto il pesce povero».
Notizia dell’ultima ora: i fuochi non ci saranno per motivi di sicurezza. Che ne pensa?
«È doloroso ma chi sono io per giudicare, anche negativamente, una decisione presa in nome della sicurezza? Facciamo così: sospendo il giudizio perché le sentenze si accettano e non si commentano, quindi, aspetteremo le motivazioni. Certo, dispiace perché si perde un momento collettivo forte e identitario».
Così, per quest’anno, l’Arminuta non avvertirà lo «spasmo allo stomaco» di un innamoramento in spiaggia durante gli spari: e come farà?
«Magari lei e il ragazzo dai capelli cresci si incontreranno da un’altra parte: gli amori giovanili, si sa, trovano sempre un luogo in cui nascere».
Niente fuochi, ma la processione in mare (a fatica) resiste: a lei cosa piace di più?
«Due momenti diversi ma entrambi culminanti. Ho assistito al corteo in mare ed è sicuramente legato alla vita e alle tradizioni della marineria ma anche i fuochi sono spettacolari: le feste hanno tante componenti e ognuna ha la sua importanza nel creare quel clima di gioia collettiva».
È in vacanza o sta scrivendo un nuovo libro?
«Sto lavorando a un nuovo progetto ma è presto per parlarne: è un momento in cui sto cercando di concentrarmi».
Solo una cosa: ma anche in questo libro ci sarà l’Abruzzo a fare da sfondo alle vicende?
«L’Abruzzo sì, Pescara invece non lo so ancora. Pescara ha avuto un ruolo importante in due romanzi precedenti: non penso affatto di trascurarla».

