Di Renzo: mai venduti i tigli tagliati in viale Nettuno

23 Maggio 2015

FRANCAVILLA. «Che fine hanno fatto i tronchi dei tigli di viale Nettuno?». A chiederlo è il consigliere comunale d’opposizione Pd, Stefano Di Renzo, con una interrogazione al sindaco Antonio Luciani...

FRANCAVILLA. «Che fine hanno fatto i tronchi dei tigli di viale Nettuno?». A chiederlo è il consigliere comunale d’opposizione Pd, Stefano Di Renzo, con una interrogazione al sindaco Antonio Luciani che sarà discussa oggi in consiglio comunale. La questione è legata ai lavori del marciapiedi lato mare di viale Nettuno, tra la stazione e piazza Sirena, eseguiti nel 2013. Intervento a suo tempo contestato da ambientalisti e residenti riuniti in un comitato, a causa dell’abbattimento dei tigli che ombreggiavano il viale dal Dopoguerra. «Il legno del tiglio è pregiato e ha un valore di mercato importante. Poiché sono state abbattute 53 grandi piante, si presume che se venissero vendute, il loro valore complessivo sarebbe di svariate decine di migliaia di euro. Già due anni fa avevo chiesto di sapere cosa ne era stato dei tronchi. Mi era stato risposto che essendo una materia prima, erano stati portati nel deposito della ditta esecutrice dei lavori, in attesa di decidere come utilizzarli per trarne il miglior profitto. Da allora a oggi, però, non ho avuto altre notizie. Dove sono i tronchi? Se sono stati venduti, il Comune come intende impegnare i soldi? Considerato il grave danno ambientale prodotto con l’abbattimento dei tigli, che è valso al sindaco il premio Attila del Wwf, l’auspicio è che la somma venga impiegata in azioni a favore dell’ambiente». «I tronchi sono ancora nel deposito», risponde il sindaco Luciani, «l’intenzione è venderli con un bando. In ogni caso, il legno di tiglio non è pregiato e ha un valore minimo».

Di Renzo tornerà a sollevare anche la questione della sicurezza con un’interrogazione sulle telecamere. «In bilancio», replica Luciano, «ci sono i soldi per far partire il progetto della videosorveglianza, che è organico a quello della pubblica illuminazione».

Giuseppina Gherardi

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