Diana dal sindaco: «Grazie alla mia città, ora il caso in Europa»

La 22enne pescarese sarà ricevuta a marzo a Bruxelles E intanto l’associazione Arbitri l’ha sospesa fino al 7 aprile
PESCARA. La vicenda di Diana Di Meo, la studentessa 22enne pescarese, arbitro di calcio nel campionato di Promozione, vittima di revenge porn cioè di “pornografia non consensuale” finisce all’attenzione anche del parlamento europeo.
Qualche giorno fa, la ragazza ha ricevuto una lettera con cui è stata ufficialmente inviata a Bruxelles a parlare della sua esperienza. «Con ogni probabilità», spiega, «andrò dopo il 13 marzo. Venerdì mi faranno sapere con precisione. Non penso comunque prima di questa data.
Nella lettera mi hanno chiesto di raccontare di ciò che mi è successo e quindi far capire cosa vuol dire essere vittima di cyber violenza». Dell’invito ricevuto, Diana ne ha parlato ieri mattina anche con il sindaco Carlo Masci che ha voluto riceverla a Palazzo di città per farle sentire «l’appoggio incondizionato suo e dell’amministrazione comunale nella battaglia di civiltà e giustizia» che sta conducendo. Nei giorni scorsi il primo cittadino le aveva anche inviato una lettera per manifestarle la piena solidarietà e il plauso per il suo coraggio nel non nascondere quanto accadutole sul web. «Il sindaco Masci», sottolinea Diana, «ha tenuto a farmi sapere che le istituzioni sono dalla mia parte, che è fiero di me e di andare avanti». Sul fronte indagini, la ragazza si dice molto soddisfatta. «So che gli inquirenti stanno sentendo diverse persone e so che, oltre al mio, hanno anche sequestrato un altro telefonini. Le indagini, insomma, si stanno allargando.
Io sono fiduciosa e questo mi sta permettendo pian piano di riprendere in mano la mia vita anche se non è facie».
Non nasconde però di aver ricevuto, proprio in questi giorni, un grosso dispiacere ossia la sospensione da arbitro da parte dell’Aia.
«L’associazione nazionale arbitri mi ha comunicato», dice, «che sono sospesa sino al 7 aprile perché non ero autorizzata nelle interviste che ho fatto a parlare di questa mia attività. In realtà, io non ne ho mai parlato. Sono stati sempre gli altri a fare riferimento al fatto che fossi un arbitro di calcio. Questo, ripeto, mi rammarica molto».

