Dieci giorni di lavori al sottopasso La procura: evitate nuove tragedie

Nove mesi dopo la morte della donna intrappolata nel tunnel allagato parte la messa in sicurezza Le pompe inadeguate saranno cambiate. L’inchiesta sul decesso verso la conclusione senza indagati
PESCARA. Dieci giorni di lavori. È questa la previsione del Comune per mettere in sicurezza il sottopasso della morte a Fontanelle. Il sottopasso è chiuso da due giorni a seguito di una diffida della procura di Pescara al Comune perché le pompe, «per caratteristiche e capacità, risultano assolutamente inidonee a fronteggiare ulteriori allagamenti». A dire che esiste il rischio di nuove tragedie sono stati due periti della procura, gli ingegneri Enrico De Acetis e Fausto La Sorda che hanno testato i sistemi di sicurezza del sottopasso dove, il 2 dicembre dell’anno scorso, morì Anna Maria Mancini, 57 anni di Spoltore, rimasta intrappolata nella sua Peugeot 107 travolta dall’acqua mentre andava a casa dell’anziana madre per assisterla.
Senza indagati. Una tragedia che è al centro di un’indagine per il reato di omicidio colposo condotta dai carabinieri, guidati dal capitano Claudio Scarponi, e coordinata dal pm Silvia Santoro. L’inchiesta è senza indagati: finora, non ci sono responsabili per la morte di Mancini. Solo un «monito» della procura al Comune e cioè evitare nuove tragedie. Con il provvedimento di dissequestro delle pompe, la procura ha ordinato al Comune di sostituirle: «Nel corso delle indagini preliminari è stato accertato», recita il provvedimento, che gli impianti non garantiscono la sicurezza.
Via ai lavori. Per questo il sottopasso, a più di 9 mesi dalla tragedia, è stato chiuso: «Siamo stati obbligati dal provvedimento della procura a staccare le pompe e a chiudere la strada», spiega il vicesindaco Pd Enzo Del Vecchio, «perché senza le pompe, basta un rigurgito di fogna oppure una semplice pioggia per provocare nuovi allagamenti». Dopo le transenne, ieri, gli operai hanno bloccato i passaggi ancorando le grate di ferro ai muri di cemento: impossibile spostare le transenne e passare. Sarà così per una decina di giorni: «Dobbiamo individuare le nuove pompe idonee secondo gli standard di sicurezza, poi, disporre l’acquisto e farle montare», dice Del Vecchio, «la nostra previsione realistica è che la chiusura del sottopasso durerà una decina di giorni».
Cosa accadde. L’impianto di sollevamento delle pompe idrauliche del sottopasso si bloccò intorno alle 2,30 della notte, secondo la ricostruzione dell’amministrazione comunale, a causa di un black-out dell’energia elettrica che interessò anche Porta Nuova: senza corrente elettrica le pompe rimasero spente e non drenarono più l’acqua che riempì il sottopasso oltrepassando i tre metri d’altezza. Una forza, quella dell’acqua, che fu capace di risucchiare l’auto della donna: in base agli atti dell’indagine, Mancini percorreva via Acquatorbida, la strada che sbocca al sottopasso, quando la furia dell’acqua la travolse. Prima di finire annegata, la donna tentò di chiedere aiuto al marito con una telefonata disperata ma invano: l’auto circondata dall’acqua diventò la sua tomba.
La difesa del Comune. Agli atti dell’indagine c’è anche la ricostruzione del Comune: quella notte, secondo l’amministrazione, furono prese misure di sicurezza adeguate: le entrate (le due principali e quella laterale di via Acquatorbida) sul sottopasso erano state sbarrate, ciascuna con due transenne.
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