Dipendente comunale sparita Il pm chiede il Dna del nipote

Dopo il rifiuto del giovane e della compagna di sottoporsi al prelievo, arriva “l’ordine” del giudice: è necessario per isolare i dati genetici della donna e compararli con quelli dei cadaveri senza identità
PESCARA. La procura di Pescara sta battendo tutte le piste possibili per rintracciare il corpo di Giovina Mariano, la ex dipendente del Comune di Pescara scomparsa l’8 marzo del 2017 dalla sua casa di campagna a Moscufo. E per poter avere un riscontro genetico, indispensabile per accertare la compatibilità con i cadaveri senza nome finiti nelle banche dati degli investigatori, ha chiesto aiuto al nipote della scomparsa, Alessio, e alla sua compagna, visto che entrambi hanno abitato la casa di Moscufo durante e dopo la scomparsa di Giovina.
I due sono stati convocati in procura nei giorni scorsi e la pm titolare dell’inchiesta, Anna Benigni, che ha in mano il fascicolo ancora contro ignoti, con una ipotesi di reato di omicidio, ha chiesto la collaborazione dei due per acquisire il loro Dna così da restringere il campo sui diversi profili genetici rintracciati dalla scientifica nella villetta di Moscufo. Ma i due si sono rifiutati, continuando a sostenere che Giovina è ancora viva e, quindi, la tesi dell'allontanamento volontario da casa, e che non essendoci nessuna prova della sua morte non si può parlare di omicidio. Un rifiuto incomprensibile visto che anche il nipote Alessio, dopo l’esposto dei cugini della scomparsa che si sono affidati all’associazione Penelope Abruzzo (presieduta da Alessia Natali che si avvale della collaborazione dell’avvocatessa Raffaella Anzivino), aveva anche lui presentato una denuncia per la scomparsa della zia. Un diniego che ha costretto il magistrato ad agire forzatamente, chiedendo al gip un provvedimento specifico che il giudice Antonella Di Carlo ha prontamente autorizzato. Il 13 giugno prossimo, i due dovranno presentarsi nel gabinetto della polizia scientifica di Pescara, volendo accompagnati da un legale, per l’esecuzione del «prelievo salivare tramite tampone buccale».
Il giudice ha anche motivato la sua decisione (che peraltro è una prassi abbastanza comune) sostenendo nel provvedimento che «l’esecuzione coattiva del prelievo di Alessio Mariano e di R.A., è assolutamente indispensabile perché nel corso della perquisizione nell’abitazione di Giovina Mariano, dove i due hanno vissuto, sono stati individuati profili genetici misti, conseguendone la necessità, in sede di accertamenti tecnici irripetibili, di escludere quelli dei due per isolare quello di Giovina (che gli investigatori ancora non hanno ndr) da poter comparare con quelli di soggetti già rinvenuti cadaveri e per l’avvenire». Gli uomini della scientifica di Pescara, con la collaborazione dei colleghi di Ancona, mesi addietro avevano battuto tutta la campagna attorno all’abitazione di Moscufo alla ricerca del corpo della donna, ma senza esito. Avevano effettuato rilievi anche all’interno dell’autovettura della donna, poi utilizzata dal fratello Domenico, e passato al setaccio l’interno della villetta senza tralasciare le intercapedini di alcuni muri, ma senza trovare tracce. Ora l’obiettivo è di verificare l’eventuale compatibilità dei profili genetici trovati nella villetta con quelli dei cadaveri ancora senza nome a disposizione degli investigatori, per avere la certezza che fra quelli non ci sia il corpo di Giovina. Le indagini continuano.

