DISARMANTE BANALITA’ DEL MALE
TERAMO. Chiunque di noi può, in nome della propria affermazione sociale e quando non ha la capacità di gestire lo scontro interpersonale, cadere nel vortice della violenza. È il senso dell’...
TERAMO. Chiunque di noi può, in nome della propria affermazione sociale e quando non ha la capacità di gestire lo scontro interpersonale, cadere nel vortice della violenza. È il senso dell’ intervento inviato al Centro dallo psicologo teramano Venanzio Gaspari.
«A chi appartiene la violenza? A quale costrutto offre immediata appendice?
Nel corso delle epoche si sono alternate, in cima alla lista, diverse condizioni umane: la follia; la povertà; il basso livello culturale; ecc.
Poi si verificano episodi come quanto accaduto ieri a Giulianova: una banale lite tra automobilisti esitata in un accoltellamento mortale.
Urge dunque, come un esorcismo, la ricerca degli elementi predittori del delitto…"chi è l'assassino?"… "è un rom?"… "viene dal sud Italia?"… "è sano di mente?"… "ha agito sotto stupefacenti?"…
Molto spesso, e questo pare essere il caso, scarseggiano le evidenze a cui appendere il nostro pregiudizio. Non pare esserci la psicopatologia conclamata a spiegare questo episodio di cronaca, né degrado socio economico a connotare il delitto.
Rimaniamo dunque sgomenti di fronte a tale vuoto esplicativo, orfani del rassicurante presupposto clinico / culturale ed alle prese con la banalità del male che riesce a travolgere come un masso rotolante vittima e assassino, quasi in egual misura.
Non mi riferisco, sia chiaro, al male in senso ontologico, bensì all'esito nei fatti di un processo in sè molto banale e legato, quando mettiamo da parte l'autoconsapevolezza, a necessità di autoaffermazione sociale (la lite in questione si è consumata in un luogo pubblico, di fronte a spettatori…) e a scarse abilità di gestione dello scontro interpersonale».
Venanzio Gaspari
(psicologo)

