Discarica di Bussi 17 imputati chiedono l’assoluzione piena

20 Marzo 2015

Ricorso in Cassazione contro la sentenza di primo grado che ha dichiarato prescritto il reato di disastro colposo

BUSSI. Diciassette imputati del processo in Corte d'Assise a Chieti per la megadiscarica della Montedison di Bussi sul Tirino, scoperta nel 2007, hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza dello scorso 19 dicembre. Gli imputati chiedono la cancellazione della condanna a cinque anni, prescritti, per il reato di disastro ambientale colposo.

Alla sbarra erano in totale 19, che sono stati tutti assolti perché il fatto non sussiste, dal reato di avvelenamento doloso delle acque: per il secondo capo di imputazione, il reato di disastro ambientale, la Corte ha derubricato da disastro doloso a colposo permettendo così l'abbassamento della pena a cinque anni e la successiva prescrizione del reato.

Ed è stato depositato alla Corte suprema anche il ricorso dell'Avvocatura dello Stato per conto della Regione Abruzzo, del ministero dell' Ambiente e del commissario delegato, condividendo così la scelta della Procura della Repubblica di Pescara di ricorrere per saltum direttamente in Cassazione. «Confidiamo in un'attenta valutazione delle nostre ragioni», ha commentato il governatore Luciano D'Alfonso, «affinché sia sancito il principio per cui chi inquina deve assumersi la responsabilità di ciò che fa. Successivamente, agiremo in sede civile per il risarcimento dei danni da parte di chi ha ridotto le acque e le terre dell'Abruzzo in queste condizioni».

La mossa degli imputati e quella dell’Avvocatura seguono il ricorso presentato dai pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli che hanno chiesto ai giudici romani di piazza Cavour di spazzare via la sentenza di primo grado e di rifare il processo da capo. «Errori interpretativi», la tesi dei due magistrati, «tali da smentire e contraddire la stessa premessa da da cui la Corte è partita» perché, secondo la procura, non tengono conto che il reato di avvelenamento «non si limita a parlare di acque destinate all’alimentazione, ma precisa che deve trattarsi di acque che ancora non siano state attinte per il consumo».

Bussi bis. Intanto, si terrà il 27 maggio, alle 9, la prossima udienza preliminare nell'ambito del procedimento “Bussi bis” relativo sempre alla mega discarica dei veleni. Il gup del tribunale di Pescara, Carla Sacco, si è pronunciato sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa degli imputati in merito alla possibilità per le parti civili di replicare alla richiesta di loro esclusione formulata dalla difesa. Il giudice ha rigettato l'eccezione dei difensori stabilendo, quindi, che le parti civili possono replicare. Nella prossima udienza, il gup si pronuncerà anche sulle altre questioni sollevate dalla difesa circa l'esclusione delle parti civili e la modifica del reato contestato da distribuzione di acqua avvelenata a distribuzione di acqua adulterata. Qualora, prima dell'udienza del 27 maggio, dovessero essere avanzate istanze per il rito abbreviato, il gup dovrà provvedere a fissare un nuovo calendario. Il procedimento - uno stralcio di quello principale - vede coinvolte 5 persone, principalmente ex vertici Aca e Ato.