Discarica di Bussi, scatta l’ispezione La procura ordina nuovi prelievi

Con questo atto irripetibile i magistrati vogliono verificare le effettive operazioni di bonifica in atto Oggi, oltre ai carabinieri forestali, ci saranno il consulente della procura e quelli delle due società
BUSSI SUL TIRINO. Bussi atto secondo. L’incidente probatorio disposto dalla procura di Pescara sulla situazione della mega discarica di rifiuti tossici e nocivi più grande d’Europa scoperta a Bussi nel 2007 si concluderà questa mattina con una serie di prelievi e una ispezione nelle discariche 2A e 2B. La prima fase di questo atto ritenuto irripetibile, allargato a tutte le parti in causa, venne effettuata lo scorso 14 settembre con dei prelievi che dettero un esito negativo. Oggi, invece, il procuratore Anna Rita Mantini e i sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, titolari dell’ultimo fascicolo aperto dalla procura di Pescara su questa annosa vicenda giudiziaria che sembra non aver fine, hanno notificato agli indagati un decreto di ispezione dei luoghi «per poter verificare», si legge nel provvedimento della procura, «la sussistenza dei reati per i quali si procede, e in particolare l’attuale stato del sito delle discariche 2A e 2B, nonché le effettive operazioni in atto di bonifica».
Il reato ipotizzato dai magistrati è quello di inquinamento ambientale, e gli indagati attualmente sono scesi a quattro, dopo l’esclusione del presidente del cda Edison, il francese Marc Banayoun, che la procura ha ritenuto di stralciare per archiviare. Restano quindi nell'inchiesta il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta (che dal 2018 risulta il proprietario di quei terreni acquistati al prezzo simbolico di 1 euro da Solvay); l'amministratore di Edison, Nicola Monti; l'ingegnere della Solvay, Marco Colatarci, responsabile del settore bonifiche; e l’ultimo arrivato nel fascicolo, Andrea Alessandro Del Frate, ingegnere della Edison con delega alle problematiche ambientali, attuali e passate. A questo sopralluogo parteciperanno anche i consulenti nominati dalle due società, accompagnati dai rispettivi legali di Edison e Solvay, e quello nominato dalla procura, i tecnici dell'Arta, il responsabile di una ditta specializzata, e naturalmente i carabinieri forestali che conducono le indagini. Oltre a questa ispezione dei luoghi, l'Arta dovrà procedere anche ad effettuare alcuni prelievi delle acque dei piezometri esterni alle discariche 2A e 2B, per accertare se sono ancora contaminate o meno.
Intanto la stessa Arta ha restituito i risultati degli esami effettuati lo scorso settembre attraverso «i campioni di rifiuto liquido proveniente dall'impianto di “pump & stock” prelevati nelle aree esterne a monte e discariche 2A e 2B del Comune di Bussi sul Tirino»: prelievi eseguiti, anche in quella occasione, alla presenza di tutte le parti, in quanto atto irripetibile della procura. Ebbene, l’Arta è giunta alla conclusione che «gli esiti analitici evidenziano che i due campioni sono rifiuti speciali non pericolosi (che si ritengono compatibili con la voce “rifiuti liquidi acquosi destinati ad essere trattati fuori sito”, in particolare con il codice EER 16.10.02 “soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16.10.01”». Quindi a questo punto diventano estremamente importanti gli atti di oggi: e cioè i prelievi dai piezometri e soprattutto il sopralluogo alle discariche per valutare quali siano effettivamente le condizioni dal punto di vista ambientale delle due discariche. Questo anche per procedere alla bonifica del sito che, come ha sentenziato anche la Corte di Cassazione, spetta alla Edison, ritenuto il soggetto inquinante.

