Dissesto Aca, inchiesta chiusa: gli indagati sono nove

4 Novembre 2015

Oltre all'ex presidente Di Cristoforo, altri otto tra funzionari e membri del collegio sindacale e del cda sono accusati della bancarotta fraudolenta del Consorzio acquedottistico per un importo di circa 120 milioni di euro

PESCARA. Sono otto gli indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'Aca, relativa al dissesto per circa 120 milioni di euro dell'azienda acquedottistica abruzzese. Nell'avviso di conclusione delle indagini, depositato dal pm della Procura di Pescara Anna Rita Mantini, oltre all'ex presidente Ezio Di Cristoforo, compaiono tra gli indagati anche l'ex vice presidente Giuseppe Di Michele, l'attuale direttore generale Bartolomeo Di Giovanni, l'ex direttore generale Candeloro Forestieri e l'ex componente del consiglio di amministrazione Concetta Di Luzio, accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in concorso, bancarotta fraudolenta impropria, falso in bilancio e altri reati. Secondo il pm, nei bilanci del quadriennio 2009-2012, oltre ad omettere «fraudolentemente di scrivere consistenti componenti negative di reddito e ad indicare maggiori proventi straordinari, per portare il bilancio falsamente in utile», distraevano «a proprio vantaggio e dissipavano le disponibilità liquide della società amministrata destinandole a finalità diverse da quelle aziendali». In particolare attribuivano, «a vantaggio di Di Cristoforo la somma complessiva di euro 246.083 euro», «a vantaggio di Di Michele la somma complessiva di 103.928 euro» e «a vantaggio di Di Luzio la somma complessiva di 11.250 euro». Inoltre attribuivano «a sé medesimi, a titolo di rimborsi per spese chilometriche non dovute, 30.951 euro a vantaggio di Di Michele, 413 euro a vantaggio di Di Cristoforo e 137 euro a vantaggio Di Luzio».

Con riferimento alle sole posizioni di Di Cristoforo e Di Michele, l'accusa ipotizza la distrazione di ulteriori 55.143 euro, «per spese di ristorazione ed acquisto di generi alimentari (carni), erogate per finalità istituzionali, ma in realtà destinate a fini meramente ludico-ricreativi e mai giustificate da alcun atto del cda dell'ente». Secondo il pm Mantini, Di Cristoforo, Di Michele, Di Giovanni e Di Luzio, mentre «intenzionalmente cagionavano, fin dal 2009, il dissesto dell'Aca che accumulava passività per almeno 120 milioni di euro», attuavano «una dissennata politica tariffaria, parametrata ai fraudolenti risultati di bilancio e una gestione dissennata e clientelare delle assunzioni, omettendo altresì di attuare un'efficace azione di riscossione e recupero dei crediti, che al 31 dicembre del 2012 ammontavano ad oltre 77 milioni di euro». Gli altri quattro indagati, Gianfranco Stromei, Alberto Cerretani, Edoardo Tumini e Roberto Costantini, sono accusati del reato di bancarotta in concorso in qualità di membri ed ex membri effettivi e supplenti del collegio sindacale dell'Aca, in quanto avrebbero «omesso di approntare i doverosi poteri di controllo e iniziativa imposti dalla legge, non segnalando le criticità evidenziate nelle riserve esposte all'ente d'ambito».