«Dissi a Lucio Battisti: Ritirati, non è piú aria»

Il paroliere compie 80 anni: oggi valori spenti, vedo poca qualità
Manca pochissimo ai suoi primi ottant’anni. Giulio Rapetti, in arte Mogol, lì compirà il 17 agosto, mercoledì prossimo. Lui paroliere della canzone italiana elevato al rango di scrittori e letterati in quanto fenomeno linguistico e letterario della cultura italiana contemporanea, è uno che di cose da dire ne ha. Sull’età, però, l’istinto è quello di scartare l’ostacolo con un colpo di tacco: «Vabbé, lasciamo perdere, parliamo piuttosto di un paio di programmi che mi dedicherà Raiuno», svia lui facendo perdere le tracce anagrafiche. Gli gira ancora dentro l’intervista di Vincenzo Mollica. «Forse la migliore mai fatta», dice non nascondendo un certo orgoglio. «Se non ricordo male andrà in onda domenica sera sul Tg1».
Volendo anticipare mamma Rai, l’uomo che sussurrava ai cantanti domani sarà a Lignano Pineta in un evento di teatro-canzone inscenato dai Bagliori di Luce, il complesso musicale tributo a Lucio Battisti. La serata, dal titolo Tracce di Lucio - Canzoni ed emozioni da Lucio Battisti a oggi è organizzata dall’Associazione Dome Aghe e Savalon d’Aur.
Giulio Rapetti è simpaticamente sbrigativo. Conosciamo il vizio di certi artisti più a loro agio con la penna in mano e con un pentagramma sotto. Ecco, giustappunto. Sarà un’impressione, eppure i testi del terzo millennio fluttuano grossolanamente nell’amore, e se non fossero sostenuti da motivetti graziosi, andrebbero cestinati.
Tu chiamale se vuoi emozioni. Cinque parolette che hanno inciso. Trovatene voi delle altre di oggi con la stessa potenza. Non per essere sgarbati col presente e ossequiosi col passato, atteggiamento comune in questa modernità fru fru e poverella non poco, però è così.
- E, allora, caro Mogol, lei che se ne intende ci dica onestamente come li inquadra i parolieri contemporanei?
«Raggiungendo il punto senza perdere tempo. Mancano i successi veri e poi la promozione è a cura della produzione e delle radio. Si deduce che non vince sempre il bello, bensì il prodotto più spottato. E poi me lo faccia dire sottovoce: la competenza scarseggia e la notorietà, a volte, condiziona l’andamento. Insomma, vende chi sa mostrare meglio la faccia».
- Riavvolgiamo il nastro, se permette. E nei Sessanta?
«Be’, intanto i disk jokey di allora sapevano fare il loro mestiere, riuscendo a scovare fra mille motivetti quello giusto. Sa cosa le dico: se io e Lucio Battisti fossimo nati trent’anni fa, non avremmo avuto lo stesso successo».
- Sta scherzando?
«Nemmeno per sogno. È matematico. La cultura popolare di oggi non si avvicina alla nostra. Valori spenti, umanità voraci, sensibilità inghiottita dal fare veloce senza badare troppo al cuore. La mia scuola (il Cet, ndr) nella sua storia venticinquennale ha distribuito diplomi a duemila e cinquecento persone. Soltanto una manciata di queste è riuscita a imporsi. E dico Arisa, una su tutti».
- Che si può fare, maestro?
«Sperare che i migliori ce la facciano sempre. Se posso aggiungere, anche su Sanremo avrei un paio di cose: il festival dovrebbe uscire dal vortice dei talent e occuparsi del bel canto. I direttori artistici sono bravissimi presentatori, la natura è quella, non si pretende siano anche brillanti musicologi. Però...».
- Ne ha scritte talmente tante di canzoni, che si rischia di fare brutte figure. Una lacrima sul viso è stata la prima?
«Quella che poi cantò Bobby Solo non fu il mio brano d’esordio, bensì Briciole di baci per Mina».
- Senza volere ha detto un nome che stavamo pensando: Mina. Il 5 dicembre la signora Mazzini duetterà in Tv con Celentano. Almeno così pare. Non lo crediamo affatto, invece.
«Non lo so. Anch’io propendo per la sua ipotesi».
- E Lucio Battisti perché decise di sparire?
«Fui io a consigliarlo. Alla fine dei Sessanta l’aria era pesante. Dovevi esibire il pugno chiuso, la contestazione agiva per sottrazioni e la libertà artistica si stava assottigliando. Vidi piangere persino De Gregori. A quel punto dissi a Lucio: “sparisci fin che sei in tempo”. E lui mi ascoltò. Sbaglia chi pensa a una strategia studiata attorno a un tavolo per guadagnare l’immortalità. Battisti immortale lo era già». (g.p.p.)

