Distrutta la targa di Merenda Ricci accusa: per motivi politici

24 Novembre 2018

PESCARA. È stata distrutta in mille pezzi la targa di ceramica dedicata alla memoria di Benito Merenda e apposta nel luogo, tra via Marconi angolo via dei Marrucini, dove si trovava l’edicola dello...

PESCARA. È stata distrutta in mille pezzi la targa di ceramica dedicata alla memoria di Benito Merenda e apposta nel luogo, tra via Marconi angolo via dei Marrucini, dove si trovava l’edicola dello storico giornalaio di Porta Nuova scomparso 24 anni fa all’età di 58 anni.
Ma l’insegna, posizionata a luglio nel corso di una breve ma intensa cerimonia, organizzata dalla fondazione Benito Merenda guidata dall’avvocato Franco Sabatini, è stata riprodotta e riposizionata al posto di quella frantumata. Coperta da un telo, la targa sarà di nuovo scoperta domani dagli amici e i fedelissimi del giornalaio conosciuto per le sue doti umane e politiche di altissimo spessore.
È addolorata Edvige Ricci, storica ambientalista. Non riesce a capacitarsi e a darsi pace per quel gesto «vile». Per lei «chi ha distrutto la targa, ha distrutto anche un simbolo della lotta per i più deboli» Perché tale era Benito Merenda, scomparso nel 1994. L’uomo che ha saputo trasformare un semplice luogo di lavoro, come può essere un’edicola, «in un luogo di ascolto, formazione politica e sociale per uomini e donne di ogni età che, dal dopoguerra, hanno lottato per la giustizia, la democrazia e l’emancipazione sociale e civile di Pescara».
Queste le parole vergate in nero sull’insegna di ceramica bianca che «qualcuno» ha voluto distruggere «senza rispetto» per la memoria di un uomo che era «sempre a favore dei diseredati». Qualcuno, chi? Edvige Ricci ha la sua tesi: «Pensiamo ad una rimozione per ragioni politiche. Cosa può essere successo non lo so, quel che è certo è che alcuni giorni fa non abbiamo più ritrovato il pannello celebrativo. Lo abbiamo fatto rifare e rimettere al suo posto in onore di un uomo che tante battaglie ha combattuto per l’emancipazione sociale e civile dei pescaresi. Un tributo a chi era diventato un punto di riferimento nel quartiere, sempre pronto a stare dalla parte dei più deboli, di chi chiedeva il riscatto sociale». Ai primi di luglio, la cerimonia di scopritura della targa dedicata al «maestro di libertà» Benito Merenda e organizzata dall’omonima Fondazione, si è svolta sotto una fitta pioggerella, alla presenza della sorella Gina. Erano presenti, oltre a Ricci e Sabatini, il sindaco Marco Alessandrini, il cabarettista Germano D’Aurelio (’Nduccio),gli amici Giovanni Damiani, noto ambientalista, Muny Citron, Giacomo D’Angelo, Giorgio Masciovecchio. Sulla targa era stato impresso il pensiero di Merenda sul potere, la democrazia, la parità dei sessi, la libertà interiore e l’amicizia. E domani, quegli amici che non lo hanno mai dimenticato, gli tributeranno l’omaggio di una nuova targa.