«Ditemi perché è morta mia moglie»

La rabbia del sopravvissuto Matrone: avevo promesso giustizia a mia figlia, non mi fermo
PESCARA. Giampaolo Matrone è uno degli 11 sopravvissuti della tragedia di Rigopiano. Invece, la moglie, Valentina Cicioni, non fa parte di quell’elenco di condannati a sopravvivere: lei, 32 anni, è morta sotto le macerie e ha lasciato una figlia, Gaia, che oggi ha 12 anni. «Da oggi volevo ricominciare a vivere, ma purtroppo continuerò a sopravvivere», dice Matrone. Prima di essere salvato, ha trascorso 62 ore intrappolato. Senza capire se era davvero vivo oppure morto. «Dopo aver ascoltato la sentenza, quelle 62 ore passate lì sotto non mi sembrano niente».
Alla luce della sentenza, perché è morta sua moglie?
«È la domanda che vorrei rivolgere alla persona che l’ha scritta e ci ha dato il contentino dei risarcimenti: dei soldi non ce ne facciamo niente; volevamo condanne per le persone che hanno sbagliato: è morto lo Stato italiano».
Cosa aveva promesso a sua figlia prima della sentenza?
«Poco prima, Gaia mi aveva mandato un messaggino chiedendomi se avevano già mandato in galera “quelli”. Non le ho ancora risposto: e adesso cosa le dico? In sei anni ho mantenuto tutte le promesse che le ho fatto: questa è la prima che non sono riuscito a mantenere ed è il dolore più grande».
Come immagina il risveglio dopo questa sentenza?
«Arrabbiato, deluso, triste. Ma soprattutto su una cosa non mi sono mai sbagliato: sullo Stato non ci ho mai creduto».
Al momento della lettura della sentenza, lei era davanti alla scritta “La legge è uguale per tutti”.
«Ma non è così: la legge non è uguale per tutti».
Quando ha sentito la sentenza, il primo pensiero per Valentina qual è stato?
«Non mi aspettavo tutte quelle assoluzioni».
E, tra le tante, qual è l’assoluzione che le ha fatto più male?
«Quella dell’ex prefetto, la stessa persona che mi ha preso in giro quando sono andato a trovarlo: mi ha detto che ero vivo grazie a lui mentre è la persona che ci ha lasciato lì, senza mandarci i soccorsi. E poi mi ha deluso l’abbassamento di pene per quei pochi condannati ma non mi fermerò: ho fatto trenta e farò anche 31». (p.l.)

