Ditte, market e call center chi può rimanere aperto

L’AQUILA. Cancelli serrati, da oggi, per buona parte delle aziende abruzzesi. Lo stop annunciato sabato sera dal governo e motivato con «la necessità di adottare ulteriori misure di contenimento e...
L’AQUILA. Cancelli serrati, da oggi, per buona parte delle aziende abruzzesi. Lo stop annunciato sabato sera dal governo e motivato con «la necessità di adottare ulteriori misure di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19» sospende l’attività di migliaia di imprese industriali e commerciali che operano sul territorio. Il decreto è stato firmato ieri, dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte.
Una nuova stretta su tutti i settori ritenuti non strategici, che lascia fuori dall’elenco il comparto alimentare, il farmaceutico, trasporti e aerospaziale. Aperti gli alberghi, attivi i servizi di informazione e comunicazione.
CHI PUÒ LAVORARE. Le attività produttive chiuse per decreto potranno, comunque, organizzarsi per operare in modalità smart working e avranno tempo fino a mercoledì per completare i cicli produttivi necessari e la consegna delle merci. Ma l’elenco delle imprese escluse dal provvedimento è corposo: sono consentite le attività che erogano servizi di pubblica utilità ed essenziali, la produzione trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari. Non subiranno interruzioni neppure gli impianti a ciclo produttivo continuo, a patto che venga inoltrata apposita comunicazione al prefetto competente territorialmente, l’industria dell’aerospazio e delle difesa e altre attività di rilevanza strategica per l’economia.
LE AZIENDE ATTIVE. A partire dalla filiera agro-alimentare, sono molti i settori esclusi dal fermo produttivo stabilito fino al prossimo 3 aprile.
Potranno continuare a produrre le aziende agricole e le industrie alimentari e delle bevande, le fabbriche di estrazione carbone e lavorazione di petrolio e gas naturale, le aziende di articoli tessili industriali e indumenti da lavoro, esclusi gli articoli di abbigliamento, fabbricazione di carta e imballaggi, articoli in materie plastiche e vetrerie, apparecchi elettromedicali, motori e macchine per l’agricoltura. Non si fermeranno neppure le imprese che producono strumenti e forniture mediche e dentistiche, casse funebri, installazione di macchine e apparecchiature, raccolta e fornitura di gas, luce e acqua e gestione dei rifiuti. Come anche gli installatori di impianti elettrici e manutenzione di autoveicoli. Consentito il commercio all’ingrosso di materie prime agricole, prodotti farmaceutici e alimentari, libri, riviste e giornali, mezzi e attrezzature da trasporto terrestre, marittimo e aereo, servizi postali e attività di corriere. Restano aperti anche gli alberghi, come i servizi di comunicazione e informazione, le attività finanziarie e assicurative, legali e contabili, gli studi di architettura e di ingegneria.
I SERVIZI GARANTITI. Nell’elenco Ateco, che annovera le attività che non verranno sospese, figurano gli studi veterinari e i servizi di vigilanza privata, le attività di pulizia e disinfestazione, i call center, imballaggio e confezionamento conto terzi, le agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste. Continueranno a operare anche le pubbliche amministrazioni, il comparto dell’istruzione, l’assistenza sanitaria, i servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale, attività di organizzazioni economiche e professionali. Non chiuderanno neanche le aziende di riparazione e manutenzione di computer, telefoni, apparecchiature per comunicazioni, elettrodomestici e articoli per la casa. Sarà possibile, inoltre, proseguire l'attività di datore di lavoro per personale domestico. È sempre consentita, infine, l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione dei farmaci, tecnologia sanitaria e dei dispositivi medico-chirurgici.
NO A SPOSTAMENTI. Il decreto introduce un’altra, importante novità: il divieto di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblico o privato, in un comune diverso da quello in cui ci si trova «salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute». Un provvedimento che va ad annullare l’articolo 1 del decreto dell’8 marzo scorso che consentiva «il rientro nel proprio domicilio, abitazione o residenza». Pertanto, a partire da ieri, non è più possibile spostarsi da un comune all’altro.
È questa una delle misure di maggior contenimento della diffusione del coronavirus, dopo gli esodi di massa dal Nord verso il Sud, soprattutto nel fine settimana, e per usufruire di seconde case in località diverse da quelle di abituale residenza. (m.p.)
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