Docente russa sfida Putin: accoglie la collega ucraina

26 Marzo 2022

Rifiuta l’invasione, resta a vivere a Mosciano e ospita la prof fuggita da Leopoli

Un mese fa neppure si conoscevano, ora vivono sotto lo stesso tetto a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, nonostante i loro popoli siano in guerra. Nataliya Velikaya è una docente universitaria russa e ha casa in Abruzzo da circa nove anni. Poco dopo l’inizio della guerra, si è resa protagonista di un gesto eroico: ha negato l’appoggio all’invasione russa rifiutandosi di firmare un documento di sostegno ufficiale, che il governo di Putin aveva richiesto alla sua università. Diversi suoi colleghi sono stati costretti a farlo per paura di opporsi al regime. Ma lei non ha ceduto e, in seguito, ha anche lasciato il suo ruolo di prestigio nell’ateneo. Pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto, poi, Nataliya ha accolto a Mosciano Bozhena Sudorec, anche lei docente universitaria ma di origini ucraine, in fuga dalle bombe con le sue due figlie. La loro storia è un esempio di convivenza pacifica tra due popoli gemelli, che parlano lingue tecnicamente diverse ma in grado di comprendersi senza particolari problemi. E sullo sfondo di questa meravigliosa epopea c’è l’Abruzzo, punto di inizio e di fine di una bellissima storia di pace e accoglienza.
Venti di guerra
Nataliya Velikaya, fino a poco tempo fa, era preside della facoltà di Sociologia all’Università di Stato di Scienze Umane, a Mosca (dove vive). È una ricercatrice affermata e membro di comitati scientifici internazionali. A inizio febbraio, suo marito ha cominciato ad accusare dei problemi di salute e i due hanno deciso di concedersi un periodo di riposo nella loro villa di Mosciano, dove trascorrono le loro vacanze da molti anni. Stavano pianificando il rientro in Russia alla fine di febbraio, mentre la situazione geopolitica peggiorava gradualmente. All’alba di giovedì 24 febbraio, poi, Putin ha dato il via all’invasione. «Per tutti noi è stato un trauma», sottolinea Nataliya, «ma questa situazione era pesante da parecchi mesi. Anche per questo motivo preferisco parlarne perché così ho l’opportunità di spiegare cosa sente la popolazione russa, oppressa dalla propaganda interna».
Nataliya ha lasciato due figlie e i suoi genitori a Mosca, dove spera di poter tornare al più presto. Ma in Abruzzo ormai ha tanti amici, anche ucraini, a cui ha subito dato la sua disponibilità per accogliere i profughi in fuga dall’orrore. A migliaia di chilometri di distanza, a Leopoli, viveva Bozhena, che ha trovato riparo proprio a casa di Nataliya, a Mosciano.
In salvo in Abruzzo
Dopo lo scoppio della guerra Bozhena è di fronte a un bivio: a Leopoli non si è ancora scatenato l’inferno, ma l’ombra del conflitto avanza minacciosa. Dopo alcuni giorni, la docente ucraina decide di portare in salvo i suoi figli e di partire per l’Italia, dove ha alcune conoscenze. Due giorni di viaggio in autobus fino a Bologna, poi un treno fino a Mosciano, nella sua nuova casa.
IL messaggio di pace
La storia di Nataliya e Bozhena è un messaggio di pace fortissimo: «Abbiamo dimostrato che i nostri popoli possono vivere insieme», ribadisce Nataliya, «e devo dire che anche molti russi stanno vivendo questa situazione come un dramma personale». Bozhena e le sue due figlie hanno ritrovato un briciolo di normalità a Mosciano, dove stanno seguendo le lezione scolastiche a distanza. Quando vogliono rilassarsi e respirare l’aria di mare, si spingono fino a Giulianova, dove Nataliya ha diversi amici. Le due professoresse universitarie sono diventate promotrici di speranza e ci tengono a ribadire un concetto preciso: russi e ucraini sono popoli fratelli, nonostante la guerra. Lo hanno sottolineato anche due giorni fa, ospiti di un convegno online con l’Università della Tuscia che le ha invitate a raccontare la loro storia. Nataliya ne ha approfittato anche per spiegare cosa si è messo in moto nell’opinione pubblica russa dopo l’invasione in Ucraina. «E soprattutto l’azione penetrante della propaganda del regime di Putin», spiega la docente, «che diffonde continuamente messaggi estremisti per mistificare la realtà». Nataliya ha usato il suo bagaglio di conoscenze per spiegare agli studenti italiani cosa sta accadendo in Russia: anche lei sta vivendo il suo dramma personale ma non ha paura di urlare a gran voce il suo messaggio di pace. E mentre pianifica il rientro in patria, protegge Bozhena e i suoi figli. Ora sono tutti al sicuro in Abruzzo, ma l’orrore della guerra è ancora nei loro occhi.