Don Marco: la fede, lo studio e San Nunzio: «Una parabola mi scalfì il cuore a 9 anni»

4 Novembre 2018

Il parroco di Torre e Pescosansonesco ama la musica e la teologia liturgica «Vorrei realizzare un centro di accoglienza per il ritiro spirituale dei pellegrini»

PESCOSANSONESCO. Vuole «parlare al cuore della gente», realizzare «un centro di accoglienza dei pellegrini di San Nunzio» e poi, un giorno tanto lontano, vorrà «morire in grazia di Dio». Conquista con la sua semplicità, il sorriso sempre pronto e la parlata schietta, don Mauro Pallini, 37 anni, nato ad Atri e originario di Castilenti (Teramo), dal 28 settembre scorso rettore del santuario di San Nunzio Sulprizio, aggrappato alle rocce di Riparossa.
Un giovane sacerdote ( che dal 20 novembre 2011 guida anche la parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Torre de’ Passeri) a capo di una chiesa- santuario fulcro di un pellegrinaggio sempre più crescente dopo la canonizzazione, il 14 ottobre scorso, del “santarello” dal piede piagato chiuso da 55 anni in un’urna di cristallo ed esposto alla devozione popolare.
Domenica 11 novembre, alle 10.30, i fedeli del santo di Pesco vivranno un altro momento solenne con la deposizione, da parte del vescovo monsignor Tommaso Valentinetti, dell’aureola e del giglio nella bara. Seguirà la messa. Sarà un altro momento catartico per i devoti di Nunzio, accompagnato dalla dolcezza del liuto di Manuel Virtù e dai canti del coro polifonico di Riparossa guidato da Nunzio Varrasso.
Mauro Pallini è nato il 13 novembre 1981 da mamma Filomena Crocetta di Loreto Aprutino e papà Carmine, operaio. Ha due fratelli, Gianluca (che vive a Montesilvano) e Sonia ( Cellino Attanasio), sposati con Jessica e Remo e cinque nipoti: Greta, Kristel, Samuel, Stefano e Lorenzo. Ha frequentato le elementari e le medie a Castilenti, poi il diploma ad Atri alla scuola commerciale. A novembre conseguirà la laurea di teologia liturgica e insegnerà all’istituto Toniolo di Pescara. Suona l’organo e la chitarra, è appassionato del rap di Jovanotti, va in bici, ama i social e il suo gatto Tom. Dai nonni paterni, Giuseppe e Donnina, scomparsi quando aveva 9 anni, il primo seme della fede, rinforzata negli anni del catechismo da suor Irene, missionaria francescana. Da lei apprende «la parabola del buon samaritano che mi ha scalfito il cuore». Dopo la cresima, l’illuminazione. Il desiderio di votarsi a Dio. Ancora incerto se dirlo o no ai genitori, ne parla con l’allora parroco della chiesa di Santa Vittoria a Castilenti, don Giancarlo Mambelli che lo introduce al seminario di Chieti. A conclusione di un tormentato percorso spirituale diventa diacono il 28 luglio 2007 e riceve l’ordinazione nella cattedrale di San Cetteo (all’epoca guidata dall’abate Giuseppe Natoli) il 31 maggio 2008. La prima messa a Castilenti il 1° giugno 2008.Da quel momento seguirà la strada tracciata dai religiosi che lo hanno formato: l’ex vescovo Francesco Cuccarese, don Marco Pagniello, suo padre spirituale, l’attuale vescovo monsignor Valentinetti che un giorno dell’estate scorsa lo chiama e gli dice: sarai rettore del santuario del Beato Nunzio.
Don Mauro che emozione è stata?
Ho detto subito sì accetto, anche se temevo di non farcela a mantenere tutti gli impegni delle due parrocchie. Ma ora ricevo un grande aiuto da padre Giorgio Thounouttu e don Nicola Della Rocca e ringrazio il vescovo per la stima. In quel momento non si parlava ancora della canonizzazion, ma la figura del beato Nunzio mi ha accompagnato sin da piccino. All’età di 14 anni venivo in pellegrinaggio a Pesco e già mi sembrava un luogo di pace. Dopo essere diventato diacono, ho preso servizio alla parrocchia del beato Nunzio di Pescara accanto a don Lino Cisotto.
Che progetti ha per il santuario e la comunità pescolana?
Vorrei realizzare un centro di accoglienza per i ritiri spirituali dei pellegrini che stanno arrivando. Tanti sono scout, tantissimi giovani e ne sono felice perché vorrei che Nunzio diventasse il nuovo santo dei giovani. Lui darà loro la forza di trovare le risposte ai loro dubbi e segnerà il loro cammino di fede. È necessario allentare questa morsa di egoismi e desideri di onnipotenza. Un progetto di vita degno richiede anche umiltà, rendersi conto dei propri limiti. Bisogna imparare a riconoscere il bene dal male e credere nella resurrezione e nella vita eterna.
Lei crede che ci sia una vita oltre la morte?
Assolutamente c’è.
Ha paura della morte?
No, è solo la conclusione del ciclo della vita. Ho operato per tre mesi in ospedale e ho visto gente soffrire e morire nei vari reparti. Prima di spirare, le persone si aggrappano alla fede. Il mio desiderio è morire in grazia di Dio.
Viviamo in tempi difficili: sempre più spesso terremoti, alluvioni, omicidi efferati. Sono questi i segni della fine del mondo?
Non si può e non si deve vivere con questo terrore. Questi sono i segni di cambiamenti climatici ed errori umani. Un creato abusato è un creato consumato.
Non ha mai sentito il bisogno di crearsi una sua famiglia?
Io ho una grande famiglia. I miei genitori, i fratelli, i parrocchiani, i tanti giovani che incontro. Tutti loro riempiono il mio serbatoio di affetto. Da adolescente, l’unica fidanzatina che ho avuto e a cui ho voluto bene, mi ha aiutato a capire, con dolcezza e fermezza, che quella del sacerdozio era la strada giusta per me.