Donazione alla Asl contesa da 37 anni

28 Gennaio 2016

Testamento del 1979 assegna alla sanità 275 milioni di lire, ma gli eredi non hanno pagato. Ora l’ente vuole 330 mila euro

PESCARA. «Il danaro che sarà ricavato dalla vendita di un immobile, a Pescara, sarà assegnato dai miei eredi, per una metà, all’Istituto degli spastici di San Valentino». È il 24 febbraio del 1979 quando una pensionata firma il suo testamento: i 4 eredi, così dice l’atto, non hanno tanta scelta: devono vendere un edificio prestigioso dal valore di oltre 500 milioni di lire e donare la metà del ricavato all’ente di assistenza per i bambini malati. Un ente che, però, non è mai nato: l’edificio che avrebbe dovuto ospitarlo è rimasto vuoto per anni e anni. Poi, quell’ente fantasma è «confluito» prima sotto la tutela della Usl di Popoli e poi sotto quella della Asl di Pescara: a San Valentino, tra il 1982 e il 2012, è stato in funzione un centro di riabilitazione ma l’Istituto degli spastici è rimasto un annuncio.

Beneficenza negata. A distanza di 37 anni dal testamento, non c’è traccia di quei soldi promessi: i 275 milioni di lire che gli eredi avrebbero dovuto dare all’ente della Asl, a partire dal 1986, anno di vendita della casa di Pescara, si sono moltiplicati e sono diventati più di 330 mila euro. Soldi che, adesso, la Asl non vuole perdere: con in mano una sentenza della Corte di Cassazione che ha chiuso un contenzioso lungo 21 anni, la Asl è pronta ad avviare un’altra causa, stavolta per il recupero del credito. Sarà l’avvocato Sabatino Ciprietti a cercare di mettere le mani su quella donazione contestata, risalendo lungo l’elenco degli eredi degli eredi: in tutti questi anni, alle sentenze di primo, secondo e terzo grado si sono intrecciati i decessi delle persone.

Testamento ignorato. La benefattrice, 37 anni fa, mette nero su bianco la sua volontà di sostenere l’attività di un ente che, però, non è ancora attivo. Gli eredi, dice il testamento, possono avere soltanto la metà del ricavato della vendita di un immobile: il resto deve andare in beneficenza. Nel 1986, dopo la morte della donna, l’edificio viene venduto e gli eredi incassano ma non donano niente né all’Istituto degli spastici, che non esiste, né alla Usl di Popoli che nel frattempo ha avviato il centro di riabilitazione. Passano altri 5 anni e, nel 1991, visto che nessun lascito è arrivato nelle casse della sanità pubblica, la Usl di Popoli trascina gli eredi in tribunale, chiede e ottiene un decreto ingiuntivo da 275 milioni di lire. Gli eredi resistono perché ritengono il testamento «inefficace» e, in primo grado, ottengono una vittoria: il tribunale di Pescara revoca il decreto ingiuntivo perché l’ente è inesistente e perché è intervenuta la prescrizione considerato che la vendita risale al 1986 mentre la Usl si attiva nel 1991. La Usl, però, decide di portare avanti il contenzioso e la Corte d’appello dell’Aquila ribalta la sentenza: non si tratta di legato, dice il secondo grado, ma di modus in quanto «il previsto beneficio per l’istituto sarebbe dovuto pervenire a esso non già quale effetto diretto della disposizione testamentaria, ma attraverso l’adempimento di un onere a carico degli eredi». E, per i giudici, non c’è neanche la prescrizione: «Dal testamento scaturiva, con immediatezza, solo l’obbligo degli eredi di procedere alla vendita dell’immobile, e, in prosieguo, di consegnare la metà del ricavato all’istituto. Quindi, il diritto di credito di quest’ultimo poteva essere azionato solo dal momento dell’avvenuta vendita, risalente al 1986».

Cassazione. La causa va avanti fino alla Cassazione che si pronuncia nel 2012 condannando i 4 eredi a pagare la Asl. È una sentenza che fa scuola perché detta il principio che gli eredi sono obbligati a liquidare la somma «in proporzione delle rispettive quote» e non in solido. Dopo tre anni, però, quella sentenza resta lettera morta. O quasi: su 4 eredi, solo uno ha pagato 85 mila euro tra capitale, interessi e spese legali. Restano altri 246.141 euro non versati, soldi che la Asl chiederà agli altri 3 eredi: 82 mila euro a testa. Adesso, la quota degli interessi è diventata addirittura più alta del capitale: quasi 140 mila euro totali a fronte di 106 mila. Ma non sarà facile ottenere il lascito di 37 anni fa: l’avvocato Ciprietti dovrà fare lo slalom tra decessi e dichiarazioni di rinunce all’eredità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA