Donne disabili sfrattate da casa

Due inquiline degli alloggi parcheggio, entro metà aprile, dovranno lasciare l’appartamento
MONTESILVANO. Disabili e senza un tetto. È la condizione che accomuna due famiglie montesilvanesi, residenti nelle cosiddette case-parcheggio del Comune, che nelle scorse settimane si sono viste recapitare una notifica di sfratto e che entro il 13 aprile dovranno lasciare le proprie abitazioni senza avere una valida alternativa.
Accade al civico 401 di via Vestina, dove da anni abitano Isabella Di Pietropaolo e Dora Ciaramellano. Le due donne lanciano un appello all’amministrazione del sindaco Maragno affinché si possa trovare una soluzione ed evitare che 4 persone finiscano in strada. A cominciare dalla famiglia Di Pietropaolo, composta oltre che da Isabella, giovane affetta da una leggera disabilità che le impedisce di lavorare, anche da sua madre e la sorella, entrambe invalide al 100% e costrette su una sedia a rotelle.
«Eravamo titolari di una casa popolare in via Rimini», racconta, «alla quale nel 2008 abbiamo rinunciato, perché posta al secondo piano senza ascensore, accettando il trasferimento in questa casa-parcheggio dove abbiamo sempre pagato regolarmente l’affitto di 258 euro al mese», aggiunge mostrando decine di bollettini intestati al Comune. «Eppure, a febbraio, abbiamo ricevuto la notifica di sfratto per finita locazione e a metà aprile dobbiamo andare via, ma non abbiamo ancora un nuovo tetto sulla testa. Purtroppo, pur potendo pagare l’affitto grazie alle nostre pensioni, non riusciamo a trovare un privato che voglia darci una casa a causa delle nostre disabilità. Le agenzie ci dicono che i proprietari sono spaventati dall’idea di non poterci sfrattare perché siamo invalide. Chiediamo, quindi, al Comune che si faccia almeno nostro garante». Simile, ma in parte molto diversa, la storia della vicina di casa della famiglia Di Pietropaolo, Dora Ciaramellano, invalida al 100%, sola e costretta a vivere con una pensione di 298 euro al mese che, da oltre due anni, non le consente di pagare l’affitto al Comune.
«Vivo in questa casa-parcheggio dal 1999 e ho sempre pagato il canone, fino a quando mi hanno tolto l’accompagnamento», dice tra le lacrime. «Da allora, devo scegliere se mangiare o dare tutta la pensione al Comune. Se mi cacciano da questa abitazione non riuscirò mai a trovare un altro luogo dove stare». Le due donne sostengono anche di avere diritto a una proroga di altri 4 mesi, a partire dal 27 febbraio, per via del decreto milleproroghe.
«Ma il Comune stavolta non si accontenta del silenzio-assenso», spiegano, «e pretende una lettera scritta dal giudice che finora non si è mai espresso». Nessuna speranza sembra arrivare, tuttavia, per le due famiglie dall’assessore Ottavio De Martinis. «Sono molto dispiaciuto dal punto di vista umano per queste donne di cui conosco le difficoltà da anni», commenta. «Purtroppo, non possiamo più tollerare che persone che vivono nelle case parcheggio da 16 anni e che sono anche morose, come la signora Dora, o persone che percepiscono 3 pensioni di invalidità e l’accompagnamento, come la famiglia Di Pietropaolo, penalizzino altre famiglie che hanno maggiori requisiti per avere la casa». (a.l.)
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