Donne in prima linea: incitano all’azione e fanno proselitismo

Dalla lancianese Katia De Ritis, al braccio destro di Manni «Colpire e sparire, poi passare alla rivolta di massa»
PESCARA. Sono le più attive e le più determinate, che incitano il gruppo all’azione, indicano obiettivi da colpire e vanno a caccia di adepti, sui social e di persona. Sono le donne dell’organizzazione di estrema destra, che progettava di far saltare l’Italia con tutti i politici e tutti i suoi simboli: cinque donne su 14 arrestati.
Donne come Marina Pellati, la compagna di Manni che con i vicini di casa di Montesilvano si mostra gentile e affabile e intanto sui social, con identità fittizie come quella di un fantomatico “generale dei Carabinieri di 71 anni” fa proselitismo su facebook e garantisce sostegno ideologico al gruppo.
O come la lancianese Katia De Ritis, 57 anni, vice segretario nazionale di Fascismo e libertà: vanta contatti con militanti dell’organizzazione romana semiclandestina di estrema destra, Militia; offre la sua casa per le riunioni del gruppo, cerca adepti e distribuisce volantini con il suo numero di telefono e riesce perfino a inserirsi nel sistema che progetta di sovvertire, entrando con 149 voti, con la lista civica Partito socialista nazionale, nel consiglio comunale di Poggiofiorito, mille anime tra Ortona e Guardiagrele dove il sindaco Udc Corino Di Girolamo ancora non si dà pace: «L’avevo detto in tutte le salse che era pericolosa, l’avevo visto su Internet che era una fanatica. Ma l’hanno votata quelli del Pd che non sono riusciti a fare una lista d’opposizione e hanno appoggiato lei che arrivava da Lanciano». E che intanto, nelle riunioni semiclandestine con il gruppo, dice «se tu ammazzi 10-11 politici in un giorno la cosa farà scalpore».
E se Stefano Manni è descritto dall’accusa come il capo indiscusso della banda, è una donna, Maria Grazia Callegari, 57 anni, residente nel Torinese, la sua più stretta collaboratrice, che partecipa alle valutazioni delle azioni da compiere e delle modalità esecutive e che ha il compito, secondo quanto ricostruito dai Ros in due anni di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, di verificare i profili facebook dei simpatizzanti e, in seconda battuta, di incontrare personalmente la gente da arruolare e che più volte ha espresso la disponibilità all’azione in prima persona, fino a dire: «Quando le mie narici sentiranno l’odore pungente del sangue potrò dire di appartenere ad un grande popolo».
Ci sono poi Ornella Garoli e Monica Malandra. La prima, 53 anni residente a Gorizia, è la compagna di Franco Grespi con il quale va a fare sopralluoghi per le rapine ai supermercati tra Pescara e Montesilvano e che con Monica Malandra, l’aquilana di 42 anni compagna di Piero Mastrantonio, si rende disponibile per la rapina da fare a casa del collezionista di armi, in via Chieti a Pescara. «Colpire e sparire», scrive Garoli in uno dei post con cui comunica con il gruppo, «poi passare alla rivolta di massa per i signori dei palazzi... siamo in 60 milioni di cittadini, ne basta il 10 per cento e l ’esercito non potrebbe fare nulla».
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