«Dopo il Covid c’è meno sangue» L’appello all’Abruzzo a donare

Colamartino, direttore del centro regionale di raccolta, con l’assessore Verì e Claudio D’Amario: «Dopo la pandemia sono aumentati gli interventi chirurgici e ci sono meno volontari: serve di più»
PESCARA. Mancano sangue e plasma. In Abruzzo come in tutta Italia. L’allarme, connesso all’invito a donare, arriva durante la celebrazione della giornata mondiale di sangue (che cade il 14 giugno) dal centro regionale per la raccolta sangue, dall’assessorato alla Sanità della Regione e da tutte le associazioni di donatori di sangue Avis, Fidas, Croce Rossa, Ados, Fratres e Donatori Nati Polizia di Stato.
«In Abruzzo come in tutta Italia, specie nei primi mesi del 2022, si sta mostrando un calo della donazione di sangue preoccupante», ha evidenziato Pasquale Colamartino, direttore del centro regionale raccolta sangue. Secondo i dati della campagna “Donare il sangue è un atto di solidarietà. Unisciti a noi e salva le vite”, che ha visto la torre civica di Pescara e di altri Comuni illuminarsi di rosso, il numero dei donatori di sangue in Abruzzo ha registrato, dal 2016 al 2021 un calo del 3,5%, contro il meno 2 a livello nazionale. Per la raccolta sangue se a livello nazionale si è registrato il meno 7,7%, in Abruzzo la riduzione è stata dello 0,6. Più significativo il calo della raccolta plasma che in Abruzzo si aggira sul meno 3,2 per cento, mentre a livello nazionale sul meno 5,4 per cento. A causare la diminuzione, da un lato c’è la pandemia, ma dall’altro «c’è stato un aumento incredibile dei consumi», ha specificato Colamartino, «legato in parte al fatto che stiamo cercando di recuperare gli interventi chirurgici che non è stato possibile fare durante la pandemia. Abbiamo anche problemi organizzativi, perché c’è una grande difficoltà nel reperire personale per i servizi trasfusionali».
Da qui la necessità di un investimento, per il direttore, per contrastare la carenza di medici e infermieri, potenziare le attività di raccolta e produzione, razionalizzare la gestione delle scorte e lavorare sulla «rete trasfusionale regionale e su corsi di formazione universitaria pre e post laurea in medicina trasfusionale insieme alle università abruzzesi». «Come in tutte le regioni abbiamo avuto una diminuzione dei donatori», ha sottolineato l’assessore regionale Nicoletta Verì. «Abbiamo attuato delle misure per riorganizzare, con maggiore personale, il piano sangue della nostra regione. Abbiamo 5 milioni all’anno da investire su progetti di reingegnerizzazione del sistema. Deve ripartire la campagna di fiducia attorno alla donazione.
«In Italia non c'è mai stata la figura specialistica del medico trasfusionista», ha sottolineato Claudio D'Amario, del dipartimento Sanità. «È urgentissimo crearla. E va aumentata la platea dei donatori. Stiamo lavorando per un modello di riorganizzazione generale, per dedicare dei centri più consolidati sulla parte clinica della trasfusione».

