Dopo le coltellate, la paura I residenti: viviamo in un incubo
Spacciatori e ubriachi, liti e violenze: i residenti raccolgono firme e chiedono la vigilanza fissa E c’è chi trasloca in un altro quartiere: «Ormai è un rischio continuo. Il parco? Va chiuso subito»
PESCARA. «Abbiamo paura anche noi di prendere qualche coltellata, gli stranieri hanno preso il controllo del nostro parco. Chiudetelo per sempre». L’appello al Comune è rivolto col cuore che sanguina dai cittadini che vivono a ridosso di piazza Santa Caterina, teatro delle violenze di lunedì sera. Per i residenti, che stanno preparando una raccolta di firme, la «chiusura o un eventuale affidamento della gestione e la cura dell’area verde ad una associazione di volontariato» è l’unica soluzione per «allontanare questa gente senza scrupoli»
I cittadini si chiedono «perché dobbiamo sopportare questo Bronx sotto casa», il giorno dopo la lite tra un pescarese di 46 anni e un 26enne del Mali che si sono accoltellati, secondo la polizia, per motivi legati alla droga due giorni fa. Hanno seminato panico e terrore nel quartiere affacciato alle finestre che ha immortalato sui telefonini e postato sui social le scene da Far west e l’intervento massiccio delle forze dell’ordine.
Qualcuno, tra i residenti, che ha timore di rivelare la propria identità, sta già traslocando verso altri quartieri. E altri stanno «pensando di andare a vivere in un’altra città».
Una impiegata rivela che «in quel parco ci andavo a giocare a nascondino quando ero bambina e con i miei compagnucci rimanevano fino a mezzanotte». Oggi i bimbi non vanno più in quella spruzzata di verde in pieno centro neppure accompagnati da mamme e nonni. Perché è diventato «pericoloso persino attraversarlo il parco» sporco, pieno di rifiuti, cartacce, bottiglie e lattine. E puzzolente. Tanto.
Anche ieri, il giorno dopo la rissa e il sangue, già dal mattino, si vedevano ragazzi di colore seduti sulle panchine. «In attesa dei clienti», dice chi ha imparato a riconoscerli, «sono ragazzi anche adolescenti. Ma da almeno quindici anni c’è questa situazione».
“Questa situazione” si traduce in spaccio di droga, sbevazzamenti, accattonaggio, liti furibonde tra uomini e donne, prevalentemente nigeriani, che si riforniscono di birra e alcolici nei negozi dei dintorni ed entrano nel parco a ubriacarsi. «Cantano, ballano, fanno la spola dal terminal bus, vanno via a turni con un pulmino», osservano i residenti che chiamano in continuazione vigili, polizia e carabinieri.
Completamente ignorati i due cartelli che svettano all’ingresso. Uno recita: «In questo parco è vietato consumare bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, sdraiarsi, dormire, disporre giacigli, consumare cibi e bevande in modo scomposto e produrre schiamazzi». L’altro vieta di «porre in essere forme di accattonaggio molesto, inteso come richiesta insistente e petulante di denaro». Accade esattamente il contrario: si beve, ci si ubriaca e si chiedono soldi per sbarcare il lunario.
E l’immondizia regna sovrana in quello che dovrebbe essere un angolo verde a due passi dal salotto buono della città. Ieri, un uomo dormiva su una panchina di pietra, circondato dai rifiuti che nel pomeriggio sono stati spazzati via dagli operai di Attiva.
I cittadini sono esasperati: «Noi amiamo questo parco, ma così non si può andare avanti. Abbiamo pure noi paura di prendere qualche coltellata», urla una signora che fa giardinaggio, «non possiamo mettere il naso fuori dalla finestra che li vediamo nudi a urinare. Il puzzo è intollerabile. Ma perché non rimettono il vigile di quartiere come tre anni fa?». Lo “sceriffo”, lo chiamavano quel vigile e «con lui ci sentivamo al sicuro».
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