Dosi AstraZeneca sospese per oltre 76mila under 60

Brucchi: «Faranno la seconda dose con Pfizer o Moderna». Ma le riserve finiranno lunedì Le Asl costrette a riprogrammare (in tempo record) campagna vaccinale e prenotazioni
L’Abruzzo sospende la somministrazione di AstraZeneca agli under 60, allineandosi alla decisione presa dal commissario Francesco Paolo Figliuolo, dopo la morte della 18enne ligure affetta da una malattia autoimmune deceduta dopo che le era stata somministrata la prima dose del vaccino anglo-svedese. Le nuove direttive, però, sollevano una serie di interrogativi. Cosa accadrà alle decine di migliaia di abruzzesi che hanno già ricevuto la prima dose e che sono in attesa del richiamo? E che effetti ci saranno sul cronoprogramma della campagna vaccinale, che fino a ieri era proiettata verso il raggiungimento dell’immunità di gregge nell’ultima decade di agosto?
SONO OLTRE 76MILA. In Abruzzo sono state vaccinate con AstraZeneca 106ila under 60, praticamente un abitante su 10, un decimo della popolazione. Di questi 106mila, 76 mila devono ancora ricevere la seconda dose, mentre le altre l’hanno già ricevuta. Cosa accadrà? Come stabilito dal ministero della Sanità, i richiami saranno fatti con Pfizer e Moderna (i due vaccini a Rna messaggero). Tuttavia, il semaforo rosso fatto scattare dal governo per le somministrazioni di AstraZeneca agli under 60 rischia di compromettere i tempi entro i quali l’Abruzzo potrà raggiungere l’immunità di gregge. Il primo problema da risolvere, infatti, è che le dosi di scorta dei vaccini alternativi dureranno fino a lunedì. E dopo?
IL REBUS DEI TEMPI. Ieri mattina, prima che venisse comunicata la decisione sulla sospensione di AstraZeneca agli under 60, il presidente Marco Marsilio e l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, illustrando in conferenza stampa i risultati raggiunti finora dalla campagna vaccinale regionale, avevano annunciato, confermando quanto era emerso nei giorni scorsi in seguito ad alcune proiezioni elaborate dal Centro, che l’Abruzzo, viaggiando ai ritmi attuali di dosi inoculate – 11/12 mila al giorno, con punte di 15 mila – avrebbe raggiunto l’immunità di gregge, ossia una copertura dell’80% della popolazione vaccinabile, tra il 21 e il 24 agosto (secondo una previsione più recente addirittura il 19) e sarebbe stata la seconda regione italiana, dopo la Campania, a centrare l’obiettivo. L’uso limitato di AstraZeneca agli over 60 imposto dal governo potrebbe, però, far saltare i piani e spostare più in là il traguardo. Le Asl dovranno riprogrammare in tempi record tutta la campagna, a iniziare dalle prenotazioni.
SERVONO PFIZER E MODERNA. La struttura regionale che sovrintende e coordina la campagna vaccinale, guidata da Maurizio Brucchi, ha, per oggi e domani, le dosi necessarie di Pfizer e Moderna per garantire il prosieguo della campagna vaccinale ai ritmi che ha avuto finora. I problemi subentreranno a partire dalla prossima settimana: c’è bisogno che i due vaccini e anche Johnson&Johnson arrivino in dosi massicce. Lunedì è già in programma una riunione operativa al termine della quale verrà fatta una precisa richiesta alla struttura del commissario Figliuolo.
I VACCINATI. Marsilio e Verì hanno ricordato, nella conferenza stampa di ieri mattina - alla quale erano presenti anche Brucchi, il commissario straordinario dell’Aric, Daniela Valenza, e il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Mauro Casinghini - che più della metà degli abruzzesi, circa 623 mila persone sulla popolazione degli over 12, ha ricevuto almeno una dose di vaccino (52%), mentre il totale delle dosi somministrate (compresi i richiami) è di 922 mila, su poco più di 1 milione di dosi consegnate (il 92%).
Una performance che colloca l’Abruzzo, hanno sottolineato Marsilio e Verì, tra le prime regioni in Italia, dietro Lombardia e Marche per quanto riguarda le dosi somministrate in rapporto a quelle consegnate, e dietro Molise e Liguria per quanto riguarda il rapporto tra dosi somministrate e numero di abitanti.
IN AUTUNNO ADDIO HUB. Verì ha annunciato che la Regione si sta già preparando per l’autunno, quando ci sarà il passaggio dalla campagna vaccinale di emergenza a quella ordinaria, i cui dettagli, però, sono ancora da definire. Sono ancora tanti i dubbi sulla somministrazione della terza dose, anche perché non si sa ancora quanto durano gli anticorpi dopo la somministrazione. Il ministero della Salute e la struttura commissariale di Figliuolo sono al lavoro per stabilire modalità e tempi ma è certo che si passerà da un modello organizzativo basato sui grandi centri vaccinali (hub) a un modello in cui, come per i vaccini antinfluenzali, entrerà in campo la medicina territoriale: medici di base, farmacie e strutture sanitarie di prossimità.
Verì ha ricordato che la Regione ha già definito gli accordi con i medici di medicina generale - ai quali si sono aggiunti anche pediatri e odontoiatri – e con i farmacisti. Inoltre, nell’ambito della riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, che potrà usufruire anche dei fondi del Recovery Plan, Verì ha annunciato che nasceranno «36 nuove strutture territoriali suddivise in 8 ospedali di comunità con posti letto per patologie a bassa intensità e 28 case della comunità con ambulatori specialistici per la diagnosi. Ci sarà un’attenzione particolare per garantire, in modo sistematico sul territorio, gli interventi sanitari, anche e soprattutto per il prosieguo della campagna vaccinale».

