Droga e appalti in Comune L’ex dirigente Trisi è libero «Non può ripetere il reato»

16 Settembre 2023

A tre mesi dagli arresti, resta invece ai domiciliari l’imprenditore De Leonibus Il giudice: «Può continuare a coltivare rapporti illeciti con gli enti pubblici»

PESCARA. A tre mesi dagli arresti del 12 giugno scorso per un giro di appalti, tangenti e cocaina al Comune di Pescara, l’ex dirigente dei lavori pubblici, Fabrizio Trisi, principale indagato, torna in libertà. Deve restare agli arresti domiciliari l’imprenditore Vincenzo De Leonibus. Lo ha deciso il gip Fabrizio Cingolani che per Trisi (difeso dall’avvocato Marco Spagnuolo) ha ritenuto che non sussistano più le esigenze cautelari, soprattutto in relazione all’eventuale reiterazione del reato, in quanto ormai «l’indagato ha perduto la posizione formale di agente nella pubblica amministrazione, nonché per gli effetti sostanziali connessi al congruo periodo di limitazione dei contatti personali all’interno degli uffici comunali, derivante dagli arresti presso il proprio domicilio».
DE LEONIBUS Diversa, secondo il giudice, la posizione dell’imprenditore (assistito dagli avvocati Augusto La Morgia e Sergio Della Rocca), considerato che «le esigenze cautelari possono ritenersi garantite soltanto dalla misura degli arresti domiciliari, in relazione all’eventuale reiterazione del reato». Nonostante sin dall’interrogatorio di garanzia De Leonibus si fosse spogliato di ogni incarico nella società che faceva affari d'oro in Comune grazie alla corsia preferenziale che gli aveva procurato Trisi, per il giudice l’imprenditore può «continuare a coltivare rapporti illeciti con gli enti pubblici alla stessa stregua di come risulta agli atti facesse prima dell'intervento della misura cautelare». E aggiunge: «Va sottolineato come la posizione dell’indagato si differenzi da quella di Trisi al quale è stata revocata la misura, non in punto di valutazione prodromica sulla responsabilità, ma soltanto in relazione all’oggettiva impossibilità dell’ex dirigente di reiterare la condotta illecita, mentre De Leonibus, reinserendosi di fatto nell’ambito dell’esercizio della propria attività imprenditoriale, potrebbe avvicinare altri soggetti collegati alla funzione pubblica per ottenere nuovi vantaggi illeciti a favore della propria società».
GLI ALTRI INDAGATI Nell’inchiesta condotta dai sostituti Anna Benigni e Luca Sciarretta, figurano anche due presunti spacciatori di droga, Vincenzo Ciarelli e Pino Mauro Marcaurelio, oltre ai due dipendenti comunali Jairo Ricordi e Gianluca Centorame, sottoposti alla misura della sospensione dal lavoro. In totale, gli indagati sono 12.
DROGA E APPALTI L’inchiesta provocò un terremoto a Palazzo di città e fu oggetto di un consiglio comunale straordinario, in quanto la magistratura aveva acquisito una montagna di intercettazioni telefoniche e ambientali che confermavano il rapporto illecito tra Trisi e De Leonibus. Quest’ultimo, stando alle indagini, avrebbe procurato la cocaina a Trisi: droga che spesso consumavano insieme nella “Tana delle tigri”, un locale messo a loro disposizione da un amico imprenditore, dove i due, con Ricordi e Centorame, si riunivano per consumare la droga, giocare a carte e pianificare gli appalti che venivano concessi a De Leonibus. Appalti che venivano attribuiti all’imprenditore amico di Trisi «sia direttamente sia indirettamente attraverso una società schermo, denominata Sa.To. autorizzata a subappaltare i lavori». Era un sistema che aveva sollecitato Trisi per non far vedere che l'amico faceva l’asso piglia tutto: «Ma non te lo prendere tu. Fallo prendere a qualcuno a nome tuo: dammi un nome e domani lo chiamo».
È lungo l’elenco degli appalti pilotati verso l’imprenditore, ma nell’inchiesta ci sono anche assunzioni clientelari a Pescara Energia, oltre alla questione legata alla droga che l’ex dirigente consumava anche nel suo ufficio al Palazzo di città.