Due cerimonie per i 70 anni dalla Liberazione

Ricordato anche Renato Berardinucci, l’eroe che si fece fucilare per salvare i compagni
PESCARA. Una manifestazione, quella di ieri mattina in piazza Garibaldi, per ricordare il 70° anniversario della Liberazione, con il sindaco Marco Alessandrini e altre autorità, nella quale a latere è stato consegnato anche un mazzo di fiori a Renata Pavan, vedova di Francesco Cicoria, un ex partigiano morto due anni fa. Una cerimonia poi proseguita con un omaggio del sindaco Alessandrini nella scuola di Colle Pineta, «11 febbraio 1944», in ricordo dei 9 partigiani della formazione Palombaro, fucilati in seguito a una sentenza di un tribunale di guerra tedesco. Ma nei giorni scorsi è stata anche l’occasione, da parte di chi l’ha conosciuto personalmente, di ricordare la medaglia d’oro al Valor militare, Renato Berardinucci, morto a 23 anni, ad Arischia, l’11 giugno del 1944, per mano dei tedeschi. Si tratta di Luigi Duranti, 43 anni passati come insegnante nella scuola elementare, e oggi 88enne. «Fu un vero eroe», rammenta Duranti, che conobbe Berardinucci al liceo classico, la scuola che ambedue frequentavano, al quale futuro partigiano era giunto dagli Stati Uniti. Berardinucci era di figlio di italiani emigrati all’estero ed era nato a Filadelfia. «Era amico di un ebreo austriaco, Hans Lichtner», ricostruisce il maestro in pensione, «e quando ci fu il primo bombardamento a Pescara, seguì un fuggi fuggi generale. Ma quando, in un periodo successivo, noi amici ci ritrovammo in gruppo, scoprimmo che né Hans né Renato erano presenti. Venimmo a sapere che i due avevano formato un gruppo di antifascisti. Un gruppo che voleva ricongiungersi con la Brigata Majella, il quale fu seguìto - in un suo spostamento verso L’Aquila, durante il quale incontrarono dei tedeschi in ritirata - anche dalla mamma di Berardinucci, che rischiò di essere uccisa a San Pio delle Camere. Ma ci fu una delazione e in seguito ad un processo sommario, i tedeschi decretarono la fucilazione del gruppo, da eseguirsi ad Arischia. Ma nel momento decisivo, Berardinucci si gettò verso i fucili, rimanendo ucciso, ma facendo scappare tutti i suoi compagni».
Ora Berardinucci, per puro caso, giace a fianco alla tomba del padre di Duranti, al cimitero dei Colli. (VdL)

