due ragazzi morti: A SETTEMBRE LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI CHIETI

11 Novembre 2017

La sentenza che «scagiona» i guardrail non a norma, per un caso analogo a quello dell’incidente della famiglia Aristone, è dello scorso 29 settembre ed è stata emessa dal Tribunale di Chieti. La...

La sentenza che «scagiona» i guardrail non a norma, per un caso analogo a quello dell’incidente della famiglia Aristone, è dello scorso 29 settembre ed è stata emessa dal Tribunale di Chieti.
La vicenda è quella dei due fratelli Pierpaolo e Valentina Timperio (nella foto), 27 anni lui e 23 lei, che nella notte del 26 ottobre del 2014 si schiantarono a bordo della Fiat 500 contro il guardrail sotto Miglianico, a pochi chilometri da casa, sulla provinciale 33, dove la barriera non resse e l’auto finì nel fiume Foro. Per i due fratelli che gestivano un pub a Chieti non ci fu scampo. E per quel guardrail che non aveva retto, furono imputati per duplice omicidio colposo quattro funzionari della Provincia di Chieti proprio per non aver adeguato le barriere di sicurezza sul ponte. Ma il giudice per l’udienza preliminare Luca de Ninis, dopo aver disposto un supplemento istruttorio, accertò che non c’era stata alcuna violazione di norme, dichiarando il non luogo a procedere «perché il fatto non sussiste». Una sentenza che ha creato amarezza e sconcerto nei genitori dei due ragazzi, Nando Timperio e Catia Paravia.
In particolare la mamma, che si è costituita parte civile, non immaginava un epilogo del genere soprattutto dopo la recentissima sentenza della sezione civile dello stesso Tribunale di Chieti, emessa dieci giorni prima, il 19 settembre, che aveva invece ritenuto la Provincia di Chieti responsabile con un concorso del 50 per cento sul tragico incidente, con il riconoscimento del relativo risarcimento ai familiari. «Restano tristezza e dolore», dichiarò addolorata la mamma, «per il fatto che la giustizia penale non abbia nemmeno voluto approfondire i fatti, che pure il “braccio civile” dello stesso tribunale ha giudicato con una sentenza diametralmente opposta di inequivocabile condanna, quanto meno per la corresponsabilità nell’accaduto».