E c’è chi è tornato da Milano da maestro di cocktail con un tenore come aiutante

In via Cesare Battisti è stato inaugurato da poco il locale “Nuova Lavanderia” Il titolare Francesco: l’obiettivo è creare un ritrovo per appassionati
PESCARA. Non c'è nulla di annacquato, nonostante il nome, alla "Nuova Lavanderia", il locale in stile Speakeasy da poco inaugurato in via Cesare Battisti, anzi. Qui tutto nasce dall'inventiva di un giovane barman e dalla volontà di ispirarsi a cocktail di razza in perfetta celebrazione Iba (International bartenders association), ma con nuove possibilità.
Chi ricorda i fasti dello storico "Camplone" in piazza Primo maggio, scomparso di recente dall'immaginario cittadino, con i barman old style, e quelli che hanno apprezzato il ritorno di un barman come Claudio Di Nicola col "Camparino" di via Battisti, per diverso tempo dietro al blasonato banco di Zanarini nel cuore di Bologna, può scoprire da oggi anche l'idea di Francesco Silvestri, barman e titolare di questo ennesimo - direbbe qualcuno - esercizio di somministrazione nato in zona. Una nuova apertura nel centro città, a discapito della recessione e sulla scorta dell'iniziativa imprenditoriale più giovane, sfruttando, come tanti altri colleghi vicini, il tempo favorevole della movida del quartiere, quello del mercato coperto, tra piazza Muzii, via De Caesaris e appunto via Battisti.
Francesco, 35 anni di Francavilla al Mare, si è innamorato da ragazzino della professione di barman, dietro il bancone del Mr Foggy, il pub di Torrevecchia Teatina che suo padre Enrico e sua madre Pia aprirono con altri soci nel 1998. Un'esperienza che lo ha portato a fare la gavetta dietro al barman Lino Tropeano, iniziando poi a shakerare da solo al bar "Briciola" di Andrea Leonetti, dove Francesco sceglie di lasciare la facoltà di Lettere moderne per dedicarsi a tempo pieno a questa passione e per farla diventare una professione.
Ma Pescara risultava un po' stretta per una formazione che mirava a vedute più ampie possibili e così per due anni Francesco, approfittando delle opportunità formative dell'Aibes Lombardia, fa il pendolare tra Pescara e Milano, dove si affina come barman e conosce un modo nuovo di fare il mestiere che sognava, con dei riferimenti come Massimo Stronati del Doping Club di Milano, Leonardo Leuci del Jerry Thomas Project di Roma e soprattutto Flavio Angiolillo, al bancone del Mag sul Naviglio Grande della città meneghina, un esempio quest'ultimo che ha invogliato Francesco a dare al suo locale, ospitato in una ex lavanderia, il sapore un po' snob di un ambiente e di una Carta "antiproibizionisti", insomma sulla scia dell'esclusivo e misterioso "1930" di Milano di Angiolillo e company.
«Quando ho deciso di tornare da Milano avevo in mente di aprire un locale tutto mio», racconta Francesco, «dove proporre la mia passione per i cocktail condividendola con una clientela alla ricerca di un posto accogliente per incontrarsi, parlare in tranquillità e bere qualcosa, prendendosi una pausa di qualità. Insomma non sono partito con un'idea prettamente commerciale, ma con quella di creare un ritrovo per appassionati e spero che sarà vissuto sempre così».
Francesco, camicia e papillon, una sorta di divisa del locale, prepara al bancone i suoi cocktail confrontandosi con un cliente mentre al suo fianco ci sono la moglie Valentina e il suo unico collaboratore fisso, Emanuele Dell'Oso, coetaneo che vive parallelamente a questo mestiere gli inizi di una carriera da tenore dopo anni di studi al Conservatorio. «Credo nel valore dell'ospitalità», conclude Francesco, «inciso nelle parole "Aloha" e "Sciabbenedette" che contraddistinguono l'immagine di questo posto, un augurio e un motto di benevolenza per unire semanticamente la cultura hawaiana, che amo molto, e quella abruzzese rurale dalla quale provengo».
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