E c’è chi si traferisce in Italia e perde l’assegno

4 Aprile 2017

Sulmona, hanno versato contributi in Venezuela ma Caracas ha smesso di pagare

PESCARA. Da giovanissimi si erano trasferiti in Venezuela, col sogno di tornare in Abruzzo. Sono passati svariati decenni, e dopo una vita di lavoro, hanno finalmente fatto ritorno nei loro paesi di origine, per trascorrervi serenamente gli ultimi anni della loro vita, potendo contare su una pensioncina faticosamente conquistata. Non potevano sapere che la crisi del petrolio, unita a una serie di riforme micidiali, intrecci burocratici e diplomatici li avrebbe fatti ritrovare praticamente alla fame. Alcuni di loro hanno quasi 90 anni, e per vivere oggi sono costretti a fare affidamento sui figli, spesso pensionati anche loro. A segnalare il caso sono 22 persone che risiedono in Valle Peligna, che da dicembre del 2015 non percepiscono più la pensione venezuelana, per i noti problemi del Paese sudamericano. Il problema è che non arriva neanche la pensione italiana, perché l’Inps la eroga a integrazione della prima. Per un complicatissimo meccanismo di doppi e tripli cambi tra l’euro e il bolivar, sulla carta i pensionati venezuelani che vivono in Italia sono straricchi, e per questo non hanno diritto all’integrazione che prendevano prima, ma in realtà non percepiscono un quattrino. Un destino terribile per queste persone, anziane, malate, che non hanno i soldi per acquistare cibo, farmaci, nè qualsiasi altro bene di consumo che potrebbe rendere la loro vecchiaia più semplice. Il compito di erogare le spettanze tocca all’Inps, ma l’istituto, a fronte di pensioni dichiarate di 1200-1300 euro, per legge non può procedere ad alcuna compensazione, meccanismo studiato per consentire una sorta di armonizzazione tra le pensioni dei due Stati, e consentire agli anziani di poter contare almeno sulla cosiddetta “minima”. Chi è più fortunato incassa la bellezza di ben 25-30 euro al mese. È un problema politico, sostanzialmente, al limite delle competenze dell’istituto di previdenza, che certo non può decidere autonomamente. All’Inps, infatti, risulta che gli accrediti vengano eseguiti con regolarità, ma nei fatti non è così. L’autunno scorso è stato siglato un accordo tra Italia e Venezuela, che doveva portare al ripristino dei pagamenti dal primo gennaio 2017 ai pensionati italiani che vivono in Venezuela. Ma per gli italiani che risiedono in Italia e che hanno diritto alla pensione venezuelana la situazione resta drammatica. Complessivamente, a livello nazionale, sono circa 11mila le persone che si trovano in questa situazione. Lo scorso febbraio l’onorevole Fabio Porta (Pd), presidente del Comitato degli Italiani nel Mondo della Camera dei deputati, ha presentato un’interrogazione al Ministero degli Affari esteri, per chiedere il ripristino dei pagamenti. Secondo Porta, questa situazione «costituisce una grave violazione da parte delle autorità competenti venezuelane della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale e del diritto internazionale». (a.bag.)