E D’Alfonso va all’attacco: «Facciamo la grande Pescara, ma senza la grande cocaina»

Sala consiliare gremita per l’incontro voluto dal deputato Pd sul futuro della città E dopo le parole di Masci sul dirigente, accusa: «La politica non può non sapere»
PESCARA. «Dobbiamo costruire la Grande Pescara senza scommettere sulla grande cocaina. Il quadro che si sta delineando è di una gravità inaudita: è in queste occasioni che si rompe il patto di fiducia tra cittadino e politica. La conferenza stampa di Masci è stata una presa in giro. Non poteva essere Trisi il sindaco, non poteva essere De Leonibus il direttore generale e non poteva essere Carugno il comandante dei vigili urbani. C’è bisogno di una riflessione in profondità che ristabilisca che la politica sta al di sopra di tutto perché è la democrazia che colloca la politica»". Sono le parole dell'onorevole Luciano D'Alfonso, ieri mattina, durante il convegno “14 giugno 2003/2023: venti anni di ragioni. Cosa abbiamo fatto e cosa avremmo potuto fare?”, tenuta nella sala consiliare di Palazzo di Città. All’evento, organizzato dallo stesso deputato con la sua Officina, hanno preso parte l'ex presidente del consiglio comunale Gianni Melilla, l'ex assessore Armando Mancini, il promotore del referendum sulla Grande Pescara Carlo Costantini, l’architetto Enzo Siviero, i consiglieri comunali Stefania Catalano, Marco Presutti, Erika Alessandrini, il sindaco di Spoltore Chiara Trulli, Fabiana Tenerelli del Comitato Salviamo Viale Marconi e Pierfranco Di Zio, studente del Galilei.
Nel suo intervento D’Alfonso ha più volte fatto riferimento all’inchiesta su appalti, tangenti e droga al Comune. Tra le cose fatte dalla sua amministrazione ha ricordato «la grande intuizione» del piano regolatore portuale. «Non esiste il futuro di questa città senza il rapporto con il porto. Realizzammo il piano regolatore portuale di Pescara, facendo la norma. Altro che le email per convocare le riunioni, i “non so nulla e non è il compito della politica vigilare”. Non solo noi vigilavamo», ha sottolineato, «ma volevamo sapere ogni giorno che facevano i dirigenti. È un compito precipuo. Lo dice il procuratore della Repubblica dell’Aquila. E, inoltre, attenzione a scambiare la verità con il verosimile, l’acqua con l'olio». Il deputato Dem ha spiegato che Pescara ha bisogno di progetti, idee, di politica. «Altro che la politica non c’entra niente!», ha ribadito. «La politica fissa gli indirizzi, stabilisce le priorità, organizza la vigilanza, il monitoraggio, il controllo». Quindi, va rimessa al centro dell’azione amministrativa per costruire la Grande Pescara. Guardando al futuro, ha spiegato che è necessario cogliere tutte le opportunità del Pnrr, mettendo insieme Pescara, Spoltore, Montesilvano e tutto quello che si può dispiegare ulteriormente. «Organizziamo», ha detto, «un progetto che vada al di là delle appartenenze politiche. Abbiamo bisogno di una fusione che determini un di più per tutti coloro che ci verranno a vivere. Serve dunque un’azione di governo convergente e ambiziosa, che non conosca il fare finta. Per fare questo c’è bisogno di una grande alleanza, di fiducia e di speranza, che sono l’esatto contrario di ciò cui abbiamo assistito in questi mesi. Pescara non può avere una maschera, anche se fatta di farina».
Affermazioni, quelle di D'Alfonso, che hanno subito generato reazioni nel centrodestra. Il parlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano le ha definite «del tutto fuori luogo», mentre il deputato di FdI Guerino Testa, «a dir poco stucchevoli». Per Pagano, D’Alfonso «non esita a speculare su eventi di cronaca giudiziaria che non coinvolgono né Masci né la sua maggioranza» e parla di polemica «pretestuosa».
Per Testa, «quando D’Alfonso definisce la futura grande Pescara come una possibile “grande cocaina” offende pesantemente i primi cittadini e gli abruzzesi delle località coinvolte. Il deputato D'Alfonso», chiede Testa, «è garantista, non lo è, oppure lo è a suo personale piacimento? Non può esserlo solo quando indagini, arresti e processi riguardano esponenti politici del Pd, negando invece, tale principio costituzionale quando i procedimenti giudiziari gravano su un dirigente amministrativo seppur di fiducia del sindaco. Il suo garantismo a fasi alternate o di comodo, non è più credibile».

