E dopo Trotta la Asl riorganizza i servizi

15 Maggio 2021

Pazienti psichiatrici, il centro diurno di via Vespucci verso la chiusura. Timori per ospiti e lavoratori

PESCARA. È previsto il cambio di gestione del centro diurno psichiatrico di via Vespucci, su cui, però, soffiano venti di chiusura.
Chiusura non ancora ufficializzata dalla Asl di Pescara che però rassicura il personale, sette unità tra operatori socio sanitari, infermieri, psicologi, sul fatto che per essi si profila «il riassorbimento» nell’azienda che verrà. Il caso rientra nelle maglie dell’inchiesta giudiziaria in corso sull’appalto da 11 milioni di euro e i cambi al vertice della cooperativa appaltante, La Rondine. La morte di Sabatino Trotta, (capo dipartimento di Salute Mentale) che si occupava personalmente di tutte le strutture psichiatriche del territorio, compresa quella di via Vespucci, ha sparigliato le carte e condotto la Asl a riformulare nuove modalità di intervento per salvaguardare il futuro di pazienti, famiglie e personale che hanno manifestato perplessità e preoccupazione su quanto sta accadendo.
Della questione si stanno occupando Luca Ondifero e Massimo Di Giovanni, rispettivamente segretario generale della Cgil Pescara e Funzione Pubblica che hanno chiesto «un incontro col prefetto Giancarlo Di Vincenzo, alla presenza dei vertici Asl», spiegano, «al fine di comprendere le modalità di intervento della nuova gestione del centro diurno di via Vespucci e la posizione della futura cooperativa in merito al mantenimento dei posti di lavoro».
Al centro diurno sono impegnate sette unità a vario titolo, che si occupano di pazienti con gravi patologie psichiatriche. «L’affidamento ad altro soggetto della struttura, che agli atti risulta ora gestita dalla Rondine», spiega Ondifero, «alleggerisce, anche se di poco, la preoccupazione degli addetti ai lavori. Purtroppo non sappiamo ancora quando avverrà il cambio di gestione, la data non è stata indicata». La Asl conferma l’eventuale riassegnazione ad altra gestione e rasserena sul futuro dei lavoratori: «La previsione è il riassorbimento, gli operatori possono stare tranquilli. Al momento due pazienti sono ricoverati in ospedale» e dunque non si trovano nel centro di via Vespucci. Ma sulla reale chiusura del centro psichiatrico di Porta Nuova si sta ragionando ad un mese dal terremoto giudiziario che ha portato all’arresto dei vertici della cooperativa.
Sulla questione Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, il quale sostiene con convinzione «che la struttura chiuderà i battenti e i pazienti verrebbero smistati in altre strutture psichiatriche del territorio». Di conseguenza, a suo parere, «il futuro degli operatori è incerto» anche se la Asl conferma il contrario. E prosegue, Acerbo: «La chiusura del centro, di cui io so per certo perché il personale ha già ricevuto comunicazione dalla Asl, e che è anche residenza assistita per 4 pazienti, è una scelta assurda che potrebbe avere un impatto devastante sui percorsi riabilitativi di queste persone». «Al momento», continua il segretario di Rifondazione, «non so se questa scelta riguardi le altre strutture gestite dalla cooperativa ma due cose sono certe: una che va garantita la continuità del servizio socio sanitario assistenziale ai pazienti che non sono pacchi postali e due, che c’è una forte carenza di strutture territoriali simili». E conclude: «Ciò accaduto a seguito di una inchiesta giudiziaria sulla Asl e la gara vinta da una coop. Ma il coinvolgimento di Trotta nell’inchiesta non implica che anche il valido lavoro da psichiatra debba essere distrutto».