E gli esperti lo confermano: l’epidemia sta rallentando

Analisi dell’Istituto superiore di sanità prende in considerazione anche l’Abruzzo E c’è uno studio sui fattori che rendono più vulnerabili all’attacco del virus
Gli esperti confermano: in Abruzzo l’epidemia sta scendendo. E, intanto, si scopre che sono tre i fattori che rendono più vulnerabili all’attacco del Covid-19: l’esposizione virale, la debolezza immunitaria e uno sforzo fisico intenso nei giorni dell’incubazione. La storia dell’evoluzione del coronavirus si decide nelle prime due settimane dal contagio: è in questo lasso di tempo che si determina l’esito finale, favorevole o sfavorevole, dell’infezione. A dimostrarlo è uno studio dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che mette insieme il puzzle delle manifestazioni cliniche del virus, dalle forme asintomatiche a quelle più gravi, fino alla morte.
SCENDE IL CONTAGIO. «La situazione epidemiologica è nettamente migliorata», dicono gli esperti dell’Istituto superiore di sanità. E i dati lo confermano: in più della metà delle regioni italiane i malati di coronavirus continuano a diminuire. Un trend che, a livello nazionale, si ripete da cinque giorni e che va consolidandosi. Tra le regioni che portano il segno meno, con una curva discendente del contagio, figura l’Abruzzo, insieme a Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Liguria Campania, Puglia, Umbria, Sardegna, Calabria e Valle d’Aosta. I dati confermano il trend in discesa, con il numero dei guariti che ha superato la soglia dei 60mila. L’altro dato fondamentale riguarda la pressione sulle strutture sanitarie e, anche in questo caso, i numeri sono buoni: nelle terapie intensive sono ricoverati 2.173 pazienti, 94 in meno di ieri e quasi 1.900 in meno rispetto a venti giorni fa, quando erano 4.068, mentre negli altri reparti ospedalieri i ricoveri sono scesi a 22.068, con un calo di 803 ricoverati rispetto a giovedì.
TRE ELEMENTI CRUCIALI. Tutto si giocherebbe, secondo gli studi dell'Istituto superiore di sanità, su tre elementi fondamentali, che “condizionano” l’evoluzione della malattia. Il modello scientifico è stato elaborato da tre ricercatori italiani: Paolo Maria Matricardi (Charité Universitätsmedizin Berlin), Roberto Walter Dal Negro (National Centre of Pharmacoeconomics and Pharmacoepidemiology Verona) e Roberto Nisini (Reparto Immunologia, Istituto superiore di sanità) e proposto per la pubblicazione alla rivista Pediatric Allergy and Immunology, dove è attualmente in fase di revisione. È pubblicato come pre-print sul sito preprints manuscript. Secondo il modello proposto, l’esito della malattia si decide nei primi 15 giorni dal contagio e dipende dal bilancio tra la dose cumulativa di esposizione virale e l’efficacia della risposta immunitaria. «Il virus», spiegano gli scienziati, «può superare questo primo round solo se l’immunità innata è debole, condizione che si realizza in molti anziani e nei soggetti privi di anticorpi per difetti genetici, se l’esposizione cumulativa al virus è enorme, è il caso di medici e operatori sanitari che hanno curato molti pazienti gravi senza le opportune protezioni e si compie un esercizio fisico intenso e prolungato, con elevatissimi flussi e volumi respiratori, proprio nei giorni di incubazione immediatamente precedenti l’esordio della malattia facilitando, così, la penetrazione diretta del virus nelle vie aeree inferiori e negli alveoli».
IMMUNITÀ INNATA. Questa la tesi elaborata dagli scienziati dell’Istituto superiore di sanità, che differenzia le varie casistiche e l’aggressività del virus: se SarsCov2 supera il blocco dell’immunità innata e si diffonde dalle vie aeree superiori agli alveoli già nelle prime fasi dell’infezione, allora può replicarsi senza resistenza locale, causando polmonite e rilasciando elevate quantità di antigeni. La successiva risposta immunitaria è ritardata e, incontrando grandi quantità di virus, nel frattempo già replicato in moltissime copie, provoca una grave infiammazione che porta a complicazioni che, spesso, richiedono terapia intensiva e, in alcuni pazienti, causano il decesso.
«Questo modello», rileva l’Iss, «potrà contribuire a meglio orientare provvedimenti mirati alla gestione della seconda fase della pandemia nel nostro Paese e a stimolare la ricerca clinica. Si tratta di un importante passo avanti nella lotta al virus, perché mette insieme tutte le tessere di un enorme puzzle e offre ai medici, ai ricercatori e agli amministratori il primo navigatore per orientarsi meglio nella prevenzione, nella diagnosi e sorveglianza e nei provvedimenti di salute pubblica».
RIAPERTURA GRADUALE. Gli scienziati dell’Iss sono favorevoli a una riapertura per step. «Quando, il 4 maggio, la maggior parte delle attività produttive ripartirà e le persone torneranno a uscire di casa, bisognerà essere rigorosi nel rispetto del distanziamento sociale e nel divieto d'assembramento e, soprattutto, sarà necessario esser pronti ad individuare eventuali nuovi focolai, per isolarli con la creazione di zone rosse locali, in modo da contenere il virus e non far risalire la curva del contagio», concludono dall’Iss, «in ogni caso il 4 maggio non sarà, un liberi per tutti: bisogna continuare ad agire con la massima cautela e sperare che il numero dei decessi cominci finalmente a scendere in maniera consistente, fino ad arrivare a zero».
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