E i commercianti suonano le sirene degli allarmi

La protesta è per domani alle 10: «Così facciamo sentire il nostro urlo alla città» E Confcommercio rilancia: «I contagi sono in calo, lunedì devono farci riaprire»
PESCARA. Per cinque minuti gli allarmi delle attività commerciali scatteranno all'unisono. A quel rumore i negozianti di Pescara hanno affidato la loro voce, per farsi sentire dalle istituzioni. Specie quelle regionali. È la protesta organizzata da alcuni commercianti del capoluogo adriatico, chiusi ormai dal 14 febbraio, per domani mattina alle 10. In queste ore, attraverso i social e sui canali di messaggistica, è scattato il passaparola per far aderire quante più attività possibili, di ogni settore, alla forma di protesta pacifica, ma tutt'altro che silenziosa, pensata da Andrea Di Toro, titolare di un negozio di abbigliamento. «Il nostro campanello d’allarme. Non avendo più parole abbiamo deciso di far sentire per tutta la città il nostro urlo», si legge sulla locandina.
«Ho pensato a questa forma di protesta non invasiva, per evitare assembramenti, ma per lanciare il nostro messaggio», afferma Di Toro. «A Pescara siamo chiusi da più di un mese. Nell’ultimo anno siamo stati aperti appena sette mesi e adesso non ce la facciamo più. Abbiamo saltato la festa del papà, della donna, siamo stati chiusi il 24 dicembre e ora da un mese abbiamo le serrande abbassate. Le spese però ci sono e noi non abbiamo più le forze. Le risorse sono ormai esaurite». Secondo i commercianti, con la definizione data dalla Regione di una zona rossa “alleggerita”, nella quale ai centri estetici e ai parrucchieri è stata consentita la regolare apertura, la stessa deroga doveva essere concessa ai negozi. «Potevano darci protocolli anche più rigidi e in caso di mancato rispetto sanzioni più dure, ma dovevano consentirci di lavorare», continua Di Toro. L'iniziativa è sostenuta da Confartigianato e dall'associazione di ristoratori Pescara Viva. «Non vi sono evidenze sul fatto che i contagi siano riconducibili alle attività commerciali», aggiunge il direttore di Confartigianato, Fabrizio Vianale. «Il commercio paga l’essere un attrattore e uno stimolo a uscire di casa. A Pescara abbiamo gli esercizi commerciali chiusi da più di un mese, senza alcun aiuto. La Regione dovrebbe ampliare la deroga data alle attività di artigianato dei parrucchieri e dei centri estetici, anche al commercio».
«La situazione è pesante per tutti», dichiara Mario Palladinetti di Pescara Viva. «Non ci è rimasto molto da dire. Le attività generano spese e debiti anche da chiuse e qui il rischio per tante attività di doversi arrendere e di non riaprire più comincia a essere sempre più reale». Sollecita la riapertura già da lunedì, di tutte le attività commerciali, Confcommercio. «Finalmente si assiste a un deciso calo dei contagi su Pescara e provincia nell’ultima settimana e quindi esistono tutti i presupposti per un allentamento delle restrizioni da zona rossa in vigore in diversi comuni del nostro territorio», evidenzia il presidente Riccardo Padovano. «Occorre riaprire da lunedì senza alcun indugio e siamo certi che la nuova ordinanza del presidente Marsilio si muoverà in questa direzione. Un periodo di oltre un mese, per il presidente «con incassi zero non è più sostenibile da tante piccole imprese che devono continuare ad affrontare spese fisse e pagamenti nei confronti dei fornitori».
Secondo l'associazione il quadro si appesantisce anche a causa dei ritardi nei ristori e le scarsa chiarezza sui tempi di nuovi sostegni.
«Le imprese del commercio», continua Padovano, «rispettano scrupolosamente rigidi protocolli di sicurezza che rendono quasi impossibile il contagio. Occorre insistere sulle vaccinazioni e su campagne di persuasione all’uso delle mascherine e al mantenimento delle distanze di sicurezza, è evidente a tutti che la stragrande maggioranza dei contagi avviene fra le mura domestiche o in ambiti in cui si allenta l’attenzione sull’uso delle mascherine».
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