E il parroco annuncia: non ritirerò la scheda

Don Mauro Pallini si schiera e si sfoga su Facebook. Ottiene tanti consensi, ma non mancano le critiche
TORRE DE’ PASSERI. No, non è un film. Non sono le avventure di Don Camillo e Peppone che hanno fatto sorridere molti telespettatori. Nella campagna elettorale in corso a Torre de Passeri per le elezioni comunali il parroco, don Mauro Pallini, ha voluto dire la sua. Per parlare con chi lo segue ha scelto Facebook, e il suo post di due sere fa è passato subito di bocca in bocca, dividendo gli elettori (ma anche i non elettori) tra chi condivide la sua linea e la sua decisione di esporsi e chi, invece, avrebbe preferito che restasse al suo posto, «a svolgere al meglio il ministero a cui il Signore» lo ha chiamato. Usando il social network, don Mauro ha annunciato che «come ogni buon cittadino» domenica andrà a votare ma, essendosi «formata solo una lista», voterà solo «alle europee» e «non ritirerò la scheda elettorale per le comunali». Una comunicazione che ha ritenuto doverosa per evitare che nei suoi confronti si continui a «fare o chiedere altro». E poi spiega (in maniera non chiarissima) cosa lo ha infastidito e cioè che in questo periodo ha «ricevuto richieste di amicizia da alcuni candidati al consiglio comunale», ha sentito «parlare di turismo religioso citando anche il santuario di san Nunzio Sulprizio di Pescosansonesco» e ha sentito parlare anche delle feste religiose a cui è direttamente interessato essendo «presidente del comitato parrocchiale che organizza le feste in onore di Sant’Antonino, Santa Croce e Santa Lucia». Qualcuno avrebbe detto che «in occasione delle feste religiose, la banda non sia passata a via Roma negli ultimi tempi mentre la banda è sempre transitata per quella zona», ci tiene a chiarire don Mauro. E poi va indietro nel tempo, ricorda il dissenso di «un po' di anni fa, quando fu inaugurata la variante non da via Roma ma da via Madonna dell’Arco», tutte questioni per lui dirimenti, a distanza di anni, in vista del voto. Evidentemente contrariato rispetto alla politica, don Mauro si augura che «si possa seminare sempre il seme della verità, della sincerità, della schiettezza, dell’onestà, del lavoro per il vero bene comune che è bene di tutti e non bene di pochi. Spero inoltre che i simboli religiosi siano rispettati come tali, non strumentalizzati, non usati per fini personali, non sbandierati su palchi o congressi senza spiritualità». Tanti i complimenti ricevuti, anche per «il coraggio» mostrato, ma molti non hanno apprezzato «l’indirizzo politico» e gli scrivono che dovrebbe essere «al di sopra della parti», cioè «fare il prete e non il politico» e invece «ha mischiato il sacro con il profano». Sono rimasti «basiti» alcuni candidati, che gli hanno risposto con garbo, e cioè Francesco D’Angelo, Alessandro Salvati, Pasqualino Cirilli e Enrico Ciaferlla. (f.bu.)

