E in migliaia fanno festa al mare I balneatori: «Oltre le aspettative»

PESCARA. Ferragosto col pienone al mare e in collina, sotto gli ombrelloni e nei ristoranti. Spritz, moijto, cocomerate, pesce, arrosticini e parmigiane, vino a volontà e tanta musica, hanno fatto da...
PESCARA. Ferragosto col pienone al mare e in collina, sotto gli ombrelloni e nei ristoranti. Spritz, moijto, cocomerate, pesce, arrosticini e parmigiane, vino a volontà e tanta musica, hanno fatto da sottofondo a una giornata di festa che non si vedeva da prima della pandemia.
«È stato un successo oltre ogni aspettativa, pienone ovunque», commenta soddisfatto Riccardo Padovano, presidente dei balneari di Confcommercio, «tanti i pescaresi che sono rimasti in città a festeggiare, e tanti i turisti arrivati da tutta Italia, romani, rietini, ternani, perugini, napoletani, e dall’estero inglesi e francesi. Le spiagge scoppiavano anche alla vigilia di Ferragosto e anche oggi (ieri, ndc), tutti i posti prenotati, ma alcuni hanno anche scelto di portarsi il timballo e le cotolette da casa».
Quindi l’appello ai colleghi titolari dei lidi: «Tantissima gente ha scelto il mare e questo significa che le attività devono rimanere aperte anche a settembre», tempo permettendo, «e gli stabilimenti devono diventare dei centri turistici balneari con i posti letto. Con questo restyling potremmo puntare a rilanciare e arricchire l'offerta in spiaggia».
I numeri elencati da Padovano sono emblematici di un mercato che si sviluppa esponenzialmente sul territorio: «Tra Pescara, Francavilla e Montesilvano, questa estate abbiamo registrato un milione di presenze negli alberghi e con il giro di bagnanti locali, con prenotazioni da tutto esaurito lungo le spiagge da Martinsicuro a San Salvo. Il solo calo lo abbiamo avvertito tra il 20 giugno e i primi di agosto», conclude Padovano, «tra carovita e impennate di contagi».
«Pienone in tutti i ristoranti, la gente ha voglia di gioia, serenità e di normalità», annota Gabriele Armenti, presidente di Confcommercio ristoratori. «Nonostante i costi di carburanti e bollette, la gente ha affollato i locali», conferma, «ma non ci sono più le abbuffate di una volta. I clienti ordinano meno, si tiene di più alla linea e alla salute. C’è tanta richiesta di piatti tipici e vino di qualità, si spende di più per una buona etichetta, rispetto al passato. Inoltre abbiamo notato il ritorno delle famiglie al ristorante, dopo un periodo che si vedevano giovani o persone più mature». La clientela arriva «dal Nord Europa, tantissimi dall’Olanda e poi Germania e Polonia». Il Covid? «Il 90% dell’utenza è stanco di convivere con la paura, alimentata anche dai bollettini del Covid che andrebbero eliminati, c'è ancora chi scende dalla macchina ed entra al ristorante con la mascherina». La nota dolente dei ristoranti è il personale: «Facciamo fatica a trovare persone preparate che hanno voglia di lavorare, anche i contatti con le scuole alberghiere sono andati a vuoto. Il problema non sono sempre i redditi di cittadinanza, c’è necessità di aumentare anche le buste paga. Il nostro obiettivo, come associazione di categoria, è creare una scuola di formazione del personale per contrastare l'emorragia di organici che scappano altrove, anche all'estero. E invito le istituzioni regionali a creare più collegamenti tra il mare e i borghi», è l'idea di Armenti.
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