E l’Aca promuove un piano da 11 milioni anti-inquinamento

Il Tribunale del Riesame per la prima volta dissequestra due vasche Imhoff per il trattamento dei reflui a Cepagatti
PESCARA. Con il dissequestro di due fosse biologiche Imhoff nel comune di Cepagatti, disposto per la prima volta dal Tribunale del Riesame, la magistratura sposa la linea difensiva dell’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) e conferma la bontà del percorso politico adottato dai vertici del nuovo consiglio di amministrazione della società che gestisce la rete idrica, la depurazione e le fognature in 64 comuni tra Pescara, Chieti e Teramo.
Da tempo il centrodestra aveva chiesto l’eliminazione totale delle vasche utilizzate per il trattamento delle acque reflue, in quanto considerate fonte d'inquinamento. Ma l’Aca ha invece approvato un piano di pulizia e manutenzione periodica, controllo e dismissione delle circa 450 fosse Imhoff che ricadono nei territori del comprensorio. Dopo l’ok nel dicembre scorso da parte del consiglio di amministrazione, si sono espressi a favore anche i rappresentanti riuniti nella prima assemblea dei soci, sotto la guida del neo presidente del cda Luca Toro. In cantiere c’è un progetto che prevede una serie di interventi volti a contenere l’impatto negativo dell’inquinamento sul fiume Pescara e quindi sul mare Adriatico.
Il costo del piano ammonta a 11 milioni di euro suddivisi in 4 anni, dal 2017 al 2020, e nei prossimi giorni saranno pubblicati gli avvisi per l'affidamento degli incarichi di progettazione. I sigilli alle due vasche biologiche in località Rapattoni, nel comune di Cepagatti, erano scattati tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo nel corso di un’operazione condotta dal gruppo aereo della Guardia di finanza. Secondo l’accusa, il malfunzionamento delle fosse Imhoff avrebbe provocato l’inquinamento del «corpo recettore», ossia del fiume Pescara. Una tesi che è stata smentita dal Riesame che ha invece sancito il dissequestro. In sostanza, con il ricorso presentato dai vertici Aca è stato dimostrato come il volume esiguo degli scarichi, in una frazione di circa 250 abitanti, non abbia inciso in maniera significativa sulle condizioni del corso d’acqua. «Siamo sicuramente soddisfatti», commenta il presidente del cda Toro, «ma questa non è una vittoria o la soluzione definitiva ai nostri problemi. Accogliamo la decisione del Tribunale come uno stimolo ad affrontare il problema del rispetto ambientale con più determinazione e impegno. Con la pulizia e la manutenzione delle 450 fosse Imhoff intendiamo risolvere il problema alla radice. Lo stesso piano di dismissione sarà lungo, ma si dovrà portare a termine». Come riferisce il direttore tecnico dell’Aca Lorenzo Livello, il piano di pulizia, manutenzione e dismissione delle fosse biologiche è corredato da un cronoprogramma di interventi in ottemperanza al Piano di tutela delle acque, anche se l’incidenza sull’impatto ambientale «è relativamente bassa, pari a circa il 7-8 per cento» poiché «la vasca non è concepita per abbattere la carica batterica». Questi dispositivi, in sostanza, da soli non sarebbero sufficienti a raggiungere il livello di depurazione necessario per garantire la salute dei corsi d’acqua e la salvaguardia della qualità del mare. «Abbiamo previsto», spiega Livello, «interventi di diverso tipo a seconda della grandezza delle Imhoff e quindi del numero di abitanti allacciati. Ad esempio: operazioni di fitodepurazione e irrigazione a valle delle fosse esistenti; realizzazione di impianti di sollevamento, con tratti di collettori fognari che vanno a eliminare gli scarichi della Imhoff e dirottano i reflui nelle fognature centralizzate già esistenti; o ancora impianti di depurazione che raccolgono più Imhoff nella stessa zona. Delle 450 fosse presenti nel comprensorio ne abbiamo già dismesse tra 20 e 30 in seguito ai lavori del dk15». «La politica seguita da questo cda», aggiunge Livello, «prevede di intensificare i controlli e la manutenzione delle vasche, in modo che tutto ciò che arrivi al mare sia a norma di legge».
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