E le associazioni se la prendono con i parlamentari

5 Settembre 2018

PESCARA. Un appello ai parlamentari abruzzesi «a modificare l’emendamento sulle periferie» viene lanciato dalle associazioni e dalle realtà professionali che fanno parte del programma presentato dal...

PESCARA. Un appello ai parlamentari abruzzesi «a modificare l’emendamento sulle periferie» viene lanciato dalle associazioni e dalle realtà professionali che fanno parte del programma presentato dal Comune di Pescara nell’ambito di un bando della presidenza del Consiglio dei ministri. L’appello porta la firma di Arci - Pescara, associazione Ananke Onlus, Artisti per il Matta, Associazione culturale telematica Metro Olografix, La Favola bella, Movimentazioni, Caritas diocesana Pescara - Penne, Confservizi – Cispel Abruzzo, Legacoop Abruzzo e On The Road Onlus.
In un documento congiunto dicono di aver «appreso con grande sconcerto che il provvedimento che ha sospeso per due anni il bando periferie è stato approvato in Senato all’unanimità da tutti i partiti. Siamo convinti che non ci sia stata una piena conoscenza del danno che questa sospensione può arrecare ai cittadini delle periferie in quanto non si tratta di fondi a pioggia ma di progetti studiati in base alle reali necessità delle città».
Poi la richiesta ai rappresentanti dell’Abruzzo in Parlamento di tornare indietro, di rimediare alla scelta del Senato. «Invitiamo tutte le forze politiche abruzzesi e i loro rappresentanti istituzionali a prendere atto della grave disattenzione prescindendo da sterili polemiche partitiche. Chiediamo ad ognuno di loro di intervenire immediatamente in sede parlamentare per evitare che i cittadini delle periferie di Pescara vengano ulteriormente penalizzati».
Associazioni e realtà professionali coinvolte spiegano di essere «tutte accomunate da una esperienza pluriennale di lavoro sul campo socio-culturale, attività continuative in città e nei quartieri periferici, esperienza consolidata nella gestione di progetti europei e ministeriali». E poi aggiungono, riassumendo i passi precedenti, di aver «regolarmente risposto ad un bando pubblico, che il comune di Pescara ha emesso. Oltre a presentare proposte coerenti e rispondenti alle esigenze delle periferie», dicono, «ci siamo caricati l’onere di un co – finanziamento importante per garantire le attività per dieci anni. Tali garanzie confermano la solidità progettuale e la serietà operativa delle nostre realtà, le cui attività andranno avanti al di là del bando. Chi sarà seriamente penalizzato sono i cittadini dei quartieri interessati, che saranno privati di interventi non solo infrastrutturali ma di azioni sociali e culturali coordinate tra di loro e mirate alla lotta contro la povertà, alla sicurezza della città, al miglioramento dell’occupabilità e dell’inclusione sociale».