E le indagini svelano gli intrecci: patto con i Mammoliti di Bovalino

4 Maggio 2023

PESCARA. «Agendo da Pescara provvede alla custodia dei carichi che gli vengono consegnati da Giuseppe Mammoliti e alla distribuzione della droga in città e nei comuni limitrofi». Così gli atti dell’in...

PESCARA. «Agendo da Pescara provvede alla custodia dei carichi che gli vengono consegnati da Giuseppe Mammoliti e alla distribuzione della droga in città e nei comuni limitrofi». Così gli atti dell’inchiesta della Dda di Napoli nell’ambito della quale il 16 novembre scorso Massimo Ballone, il bandito scrittore di 61 anni, era tornato di nuovo in carcere. Con lui in manette 27 persone, tra cui appartenenti alla cosche mafiose calabresi e un pezzo da novanta del narcotraffico come il boss Raffaele Imperiale. L’accusa, a vario titolo, per gli arrestati quella di far parte di una banda che importava ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America per poi esportarla non solo in Italia e in Europa, ma persino in Australia. Nel giro di un anno, tra marzo 2020 a marzo 2021, il gruppo avrebbe movimentato oltre 7 tonnellate di cocaina per quasi 300 milioni di euro. Un giro d’affari enorme che ha incrociato Pescara, luogo di deposito e smistamento di chili di cocaina e di soldi, tanti soldi, che passavano dalle mani di Ballone. A dirlo, la Dda di Napoli, ma adesso anche un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ancora più vasta, nell’ambito della quale ieri mattina all’ex esponente della banda Battestini è stata notificata nel carcere di San Donato una nuova ordinanza di custodia cautelare.
L’operazione è stata chiamata Eureka e ha portato a 150 perquisizioni in otto Paesi europei e all'emissione di 108 misure cautelari con accuse che vanno dall’associazione mafiosa all’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti alla detenzione e traffico di armi anche da guerra al riciclaggio. Le indagini, condotte dai carabinieri del Ros, hanno svelato l’esistenza di tre maxi-associazioni criminali finalizzate al traffico internazionale di droga, a capo delle quali vi erano le più potenti famiglie di ’ndrangheta dell'area ionica.
L’inchiesta ha riguardato le cosche Pelle, Strangio, Nirta, Giampaolo, Mammoliti e Giorgi. E, come già emerso a novembre, è con i Mammoliti di Bovalino che Ballone aveva a che fare. Secondo l’accusa, la famiglia aveva articolazioni appunto in Abruzzo, in Puglia, Lazio, Toscana e Lombardia e contatti diretti con i fornitori sudamericani di cocaina e con trafficanti internazionali quali Denis Matoshi, attualmente latitante a Dubai. Il gruppo, stando agli atti, si riforniva soprattutto in Brasile ed Ecuador di cocaina che poi veniva trasportata via mare in Italia, sino al Porto di Gioia Tauro, ben nascosta in container. Ma la cocaina arrivava anche su camion dal Nord Europa, Belgio in particolare. Dalla Spagna, sempre a bordo di camion, venivo portato in Italia invece l’hashish. Il gruppo poteva contare poi in varie zone del territorio, tra cui l’Abruzzo e Pescara, coime già venuto fuori, di depositi di droga e soldi da cui i corrieri partivano per le consegne dello stupefacente e dove confluivano i proventi delle cessioni «così da garantire tempi rapidi e modalità sicure di smercio della cocaina in tutta Italia». Se qualcuno creava problemi, venivano organizzate spedizioni punitive con le armi.
Nel corso delle indagini sono stati registrati anche contatti tra le cosche del mandamento ionico reggino con esponenti del clan del Golfo, l’organizzazione paramilitare colombiana impegnata nel narcotraffico internazionale e ricostruiti numerosi episodi di importazione della droga che arrivava via mare. Solo tra maggio 2020 e gennaio 2022, sono stati movimentati dalle cosche oltre sei tonnellate di cocaina. Da quanto emerso, i flussi di denaro riconducibili alle compravendite dello stupefacente venivano gestiti da organizzazioni composte da stranieri specializzati nel pick-up money o da spalloni che spostavano denaro contante in Europa. Sono circa 22 milioni e 300mila euro le somme spostate con queste modalità, parte delle quali reimpiegate nell’acquisto di beni di lusso o per avviare e finanziare attività commerciali in Francia, Portogallo e Germania.