E le liste civiche portano in dote 60mila voti

Sono il quarto partito d’Abruzzo, tutti le vogliono. Ecco chi le guida e quanto valgono singolarmente
PESCARA. Messe insieme valgono sessantamila voti. Messe insieme rappresentano il dieci per cento. Messe insieme, le liste civiche, rappresentano il quarto partito d’Abruzzo che, tranne in un caso, non ha ancora deciso ufficialmente da che parte stare. Sono le civiche l’ago della bilancia che può decidere il risultato delle elezioni regionali del 10 febbraio. Quindi tutti le vogliono. La loro è una galassia, ecco chi le guida e quanto valgono.
Partiamo con la coppia Donato Di Matteo-Andrea Gerosolimo, ovvero Abruzzo Insieme, che almeno in tre province su quattro vale quanto Fratelli d’Italia, dal 3 al 5 per cento, anche se loro si accreditano un peso maggiore, e non è detto che non abbiamo ragione. Come si pronunciano i due, da che parte staranno?
Partiamo da Di Matteo, che tira le fila. L’ex assessore della giunta D’Alfonso ha certamente stretto un patto con il centrodestra che lo ha portato a spaccare in due e a far perdere il centrosinistra pescarese alle elezioni provinciali del 31 ottobre scorso. Ma per stessa ammissione dell’antidalfonsiano per antonomasia, se il candidato del centrosinistra alle regionali sarà Giovanni Legnini, lui non esiterà un solo minuto a tornare sui suoi passi. A un patto però, che dei dalfonsiani non ci sia neppure l’ombra. Ma non è detto che, in corso d’opera, non abbia una seconda resipiscenza se è vero che Di Matteo è uno che vuole vincere sempre.
Per quanto riguarda invece Gerosolimo, la risposta alla domanda da che parte sarà è semplice: quella che sceglierà Di Matteo, come egli stesso ha dichiarato. E non potrà che essere così perché solo insieme, i due, hanno il peso specifico sufficiente a spostare la bilancia della politica abruzzese. Ed è più o meno questa l’analisi che vale per tutte le altre civiche che, se divise, non attraggono nessuno, né al centrodestra, né al centrosinistra, mentre unite valgono un realistico 5-6 per cento. Ma anche loro si accreditano una percentuale più alta.
Quali sono le altre civiche? Partiamo da Avanti Abruzzo, guidata da Daniele Toro (Liberal Abruzzo), Giorgio D’Ambrosio (Psi), l’ex sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio (Abruzzo al Centro) e Lelio De Santis dell’Idv. Vale per tutti, in questo caso, la dichiarazione dell’ex parlamentare Toto disposto ad andare sia da una parte che dall’altra. Anche Gianluca Zelli, con la sua lista Azione Politica, si pone sulla stessa posizione, in media stat virtus. Chi invece ripete, come un mantra, che vuole Legnini come competitor è l’ex deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano che, con le Civiche per l’Abruzzo, non farebbe mai patti con il centrosinistra anche se alla fine potrebbe essere spiazzato dal centrodestra per il veto, che sembra irremovibile, di Forza Italia.
Le prossime ore quindi saranno per Di Stefano vitali, dal punto di vista politico, perché se l’ex deputato non troverà una poltrona vera e dovrà restare seduto sullo strapuntino difficilmente reggerà la sua alleanza con la civica di Zelli che si sentirà libera di muoversi sia da una parte che dall’altra. Insomma, la galassia delle civiche, ambita e fluttuante, rappresenta il boccone più prelibato. Solo chi si accaparra il boccon del prete ha buone chance di arrivare primo il 10 febbraio. (l.c.)

