E nelle parrocchie scoppia il caso: falsi poveri a caccia di cibo e abiti

La denuncia di don Windel Pastoriza, della Madonna del Rosario di via Cavour: situazione intollerabile E spiega: «C’è chi rivende i vestiti e chi usa i soldi per giocare, siamo costretti a verificare i redditi Isee»
PESCARA. «Ci sono i poveri, ma anche i falsi poveri. I primi vengono costantemente aiutati e seguiti dalla nostra parrocchia, che si avvale del supporto delle Vincenziane e dell’associazione M’arcord, dai secondi cerchiamo di non farci abbindolare». Va dritto al punto don Windel Pastoriza, filippino, 56 anni, parroco della chiesa Madonna del Rosario di via Cavour dal 10 agosto scorso. E accende i riflettori su un fenomeno inquietante: le processioni di finti poveri che vanno a chiedere la carità dove sanno che la possono trovare, pur non avendone bisogno.
Anche nella sua chiesa (6mila parrocchiani), come in tutte le altre a Pescara, il sostegno caritatevole non manca alle famiglie in difficoltà, a coloro che non riescono ad arrivare neppure alla fine della settimana, a chi ha perso il lavoro, a chi non può pagare le bollette della luce e del gas in tempo di crisi. «Ci sono persone che non hanno nulla, ma la dignità impedisce loro di venire a chiedere aiuto perché si vergognano», analizza il sacerdote che denuncia il fenomeno, «altre invece non si fanno scrupoli e pur non avendo bisogno, vengono a fare la spesa da noi».
Nei locali adiacenti la chiesa del Rosario, le Vincenziane distribuiscono cibo e abbigliamento con scorte che non si esauriscono mai, grazie alla generosità dei parrocchiani e di tante persone di buona volontà. «Sono in molti quelli che ci provano», prosegue don Windel, proveniente dalle parrocchie di Collecorvino, Villa Celiera e Civitella Casanova, prima di guidare la comunità del Rosario, «vengono a prendere i pacchi di cibo pur potendosi permettere di comprarlo. E c’è anche chi viene a prendere gli indumenti e poi se li va a rivendere e poi, ancora, c’è chi tenta di chiederci i soldi per pagare le bollette, invece li utilizzano per giocare alle macchinette. Abbiamo scoperto gruppi di napoletani che si materializzano sotto le festività per chiedere l’elemosina e poi fanno ritorno nella loro terra».
«È una situazione intollerabile», va avanti il parroco, che fa male perché costringe gli operatori della carità, tenuti a verificare i redditi Isee, a stare sempre in allerta. «Dobbiamo riflettere: chi sono i veri poveri? Come vanno classificate quelle persone che prendono il reddito di cittadinanza e poi vengono a chiedere i pacchi alimentari? Ai miei parrocchiani dico che non dobbiamo servire i poveri per placare la nostra coscienza. È giusto che le persone e le famiglie in difficoltà vadano aiutate, è una delle nostre missioni», elabora il parroco, «ed è giusto che le associazioni di volontariato facciano le raccolte fondi per sostenere chi non ce la fa ad arrivare a fine mese. Ma io non mi sentirei di chiedere l’aiuto ai miei parrocchiani, che hanno una generosità infinita, se poi accadono episodi spiacevoli come questi», conclude il parroco invitando i cittadini a mantenere alta la guardia.
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