E oggi riprendono le ricerche di Fattiboni

25 Maggio 2019

Ci sarà anche la figlia Ines nella squadra che scandaglierà l’Orfento. Il raduno al centro Barrasso

CARAMANICO. Oggi sarà Ines a cercare il suo papà, Carlo Rodrigo Fattiboni. Lo ha deciso con mamma Lilly, che da mesi va avanti e indietro decisa a ritrovare suo marito sparito dal 3 settembre e l’altra sorella Francesca, per ora rimasta a Milano.
Sarà lei, Ines, psicologa di professione, insieme alla squadra speciale di soccorritori volontari messa in piedi da Alessia Natali, a scandagliare i dirupi, gli anfratti e le forre nei boschi della valle dell’Orfento dove il pensionato pescarese, originario di Brugherio, appassionato di escursionismo, si sarebbe inoltrato otto mesi fa, senza mai più farsi vivo.
«Mi manca papà», dice Ines con un filo di voce, reso sottile dalla commozione mentre è in viaggio da Milano verso la terra amata da suo padre, «siamo molto legati, la speranza di trovarlo non è mai svanita. Anche «se ora», si ferma un attimo, quasi non vorrebbe dirlo, ma poi riprende «speriamo almeno di trovare il suo corpo. O almeno un indizio, una scarpa, un oggetto. Se papà fosse vivo sarebbe tornato a casa, non ci avrebbe mai abbandonati».
Intanto, il «grazie di cuore» va ad Alessia Natali, che ha di recente aderito a Penelope (associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse) e i volontari che hanno voluto accompagnare la spedizione: «Insieme a queste persone sconosciute che vogliono aiutarci, ci sentiamo meno soli». Sono stati otto mesi durissimi quelli della famiglia Fattiboni senza papà Carlo, sparito alle 16,55 del settembre scorso. Avrebbe dovuto far ritorno in albergo alle 19, ora di cena. Invece di lui non si è saputo più nulla. Alle 22,45 gli uomini del soccorso, uno spiegamento di quasi 150 unità, hanno agganciato una cella telefonica alle 22,45, nella zona di Decontra dove oggi si dirige la truppa dei volontari per un giorno. Mesi difficili per i Fattiboni. Ma la telefonata di solidarietà di Alessia, giunta mesi fa a Ines e Francesca, ha riacceso le loro speranze. Gli angeli del soccorso di Alessia Natali, la figlia di Enrico, il pensionato pescarese scomparso da casa e ritrovato vivo tre giorni dopo nelle campagne di San Giovanni Teatino, sono pronti a entrare in azione.
Equipaggiati di tutto punto, scarpe da trekking, abbigliamento sportivo, acqua e gallette nello zaino, si ritroveranno alle 9,45 nel centro naturalistico Barrasso, in via del Vivaio.
Qui terranno un breve briefing con Luciano Schiazza, comandante del nucleo tutela della biodiversità del paese, per coordinare i tempi e le modalità del tragitto del pool di ricercatori volontari lungo i sentieri della Valle dell’Orfento. Della squadra fanno parte: Sandro e Pasquale D’Angelo, padre e figlio di Scafa che porteranno in dotazione un metal detector che potrebbe intercettare i bastoni da nordic walking nuovi di zecca che Fattiboni portava con sè quel pomeriggio di settembre, quando uscì dalla pensione Vincenzella.Lì soggiornava con la moglie Lilly che non ha mai perso la speranza di ritrovarlo. E poi, Gisella Orsini di Pescara; Gianni di Biase e Mattia Torelli di Brecciarola, Sandro Cialone di Caramanico, Maurizio Spinetta di Pratola Peligna. La comitiva ha già stabilito il percorso e camminerà tra sentieri e gole per oltre cinque ore. «Il tragitto», spiega Natali, «sarà lo stesso presumibilmente seguito da Fattiboni, da Decontra al ponte San Benedetto, nelle vicinanze del ponte del Vallone». Poi la carovana riprenderà il cammino e ripercorrerà il tragitto a ritroso, fino a far ritorno a Caramanico. Oggi non ci saranno elicotteri, droni, cani molecolari, e centinaia di soccorritori a ispezionare l’Orfento dove le ricerche, comunque, sono proseguite in questi mesi. Ma solo t cuori liberi che vogliono ridare speranza ad una famiglia prostrata dal dolore. Le ricerche saranno seguite dal sindaco Simone Angelucci. (c.co.)