E ora la partita si gioca sugli emendamenti per cambiare il decreto

ROMA. Ora la partita si giocherà sul doppio binario governo-Parlamento. Per rimediare ad un decreto terremoto che gli stessi sindaci abruzzesi hanno liquidato come insufficiente, la dead line è...
ROMA. Ora la partita si giocherà sul doppio binario governo-Parlamento. Per rimediare ad un decreto terremoto che gli stessi sindaci abruzzesi hanno liquidato come insufficiente, la dead line è fissata a martedì prossimo. Quando scadrà il termine già prorogato (precedentemente fissato al 1° marzo) per presentare gli emendamenti al provvedimento.
«L’ordinanza sul maltempo emessa da Palazzo Chigi (il 20 gennaio scorso, ndr) non funziona se non c’è copertura finanziaria», contesta il deputato azzurro Fabrizio Di Stefano. «Il problema è che è stato del tutto sbagliato l’approccio – aggiunge annunciando una serie di emendamenti di Forza Italia (ai quali si sta interessando pure l’ex ministra Maria Stella Gelmini) –. Serviva, anche per il maltempo, un decreto ad hoc». Il punto ora è capire che spazio di manovra ci sarà per intervenire. «Di certo non si potrà fare tutto in un unico provvedimento», chiarisce la sottosegretaria alla Giustizia, l’abruzzese Federica Chiavaroli, che ha preso parte all’incontro di ieri a Palazzo Chigi, tra una delegazione di sindaci abruzzesi e la sottosegretaria all’Economia, Paola De Micheli. «Che si è resa molto disponibile, prendendo atto dell’eccezionalità degli eventi che hanno investito la regione – prosegue Chiavaroli –. E sono certa che di fronte alla grande prova di unità data dall’Abruzzo il governo darà risposte adeguate». Fiduciosa anche la dem Stefania Pezzopane. «Ci sono state importanti aperture sull’allargamento del cratere e su una possibile sospensione delle tasse – spiega –. Sono ottimista anche sul fatto che nello stesso decreto possano entrare anche provvedimenti ad hoc per il maltempo». Una volta presentati gli emendamenti occorrerà trovare, nei limiti del possibile, una sintesi. Non è escluso che, alla fine, a farla possa essere il relatore. Né che l’esecutivo intervenga con un proprio emendamento. «Di sicuro – spiega Gianni Melilla di Democratici e progressisti – si è presa coscienza della situazione di eccezionale gravità in cui versa l’Abruzzo, ora è necessario che anche i danni del maltempo entrino nel decreto». Il confronto sarà dirimente, come ammette Paolo Tancredi di Area popolare: «Per questo sarà fondamentale una prova di compattezza da parte dei parlamentari abruzzesi, a prescindere dagli schieramenti, come hanno fatto i sindaci con questa manifestazione». Di disponibilità del governo parla Giulio Sottanelli di Scelta civica: «Ora ci sarà da lavorare per coordinare i lavori tra le diverse commissioni interessate in modo da arrivare ad emendamenti il più possibile condivisi». Resta poi il nodo economico: quanto sarà lunga la coperta delle risorse? «Si tratta di capire quali interventi porre in essere sul piano normativo e, soprattutto, su quali poste economiche operare – osserva Antonio Castricone del Pd –. Tenuto conto, per fare un esempio, che solo la provincia di Pescara è già oltre i 100 milioni di danni». Di sicuro, aggiunge il deputato dem, «il ristoro delle somme spese dai comuni per fronteggiare l’emergenza immediata è improcrastinabile».
Critico il Movimento 5 Stelle. «La realtà è che siamo di fronte all’ennesimo disastro del governo, sono del resto gli stessi sindaci espressione dell’attuale maggioranza parlamentare a protestare – taglia corto Gianluca Vacca –. E’ mancato il coordinamento tra il governo centrale e regionale da un lato e gli enti locali dall’altro». E adesso? «Scuole, zona economica franca con relativo riconoscimento dei danni indiretti, sospensione dei tributi fino al 2018 con possibilità di restituirli a rate in 4-5 anni e allargamento del cratere sismico, sono i principali emendamenti che come M5S presenteremo alla Camera», conclude Vacca. (a.pit.)

