E spunta la lettera all’amico Di Giampaolo

Il documento del 26 novembre 1960 trovato tra le pagine di un libro acquistato in un mercatino
PESCARA. Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Ennio Flaiano, ma dal suo certificato di nascita, lo scrittore e sceneggiatore risulta nato il 6 marzo del 1910 e non, come è scritto nelle sue biografie, il 5 marzo dello stesso anno.
Nel documento emerge un’altra peculiarità. Sono indicati anche quattro nomi e tra questi Enio è con una sola n, poi Vincenzo, Carlo e Antonino, figlio di Cetteo Flaiano, «negoziante di anni 50» e Franceschina Di Michele, «donna di casa». La registrazione, da parte della famiglia, avvenne all’anagrafe del Comune di Pescara cinque giorni dopo la nascita, l’11 marzo alle 10.30 davanti «all'assessore effettivo» Alfredo Farace e ai testimoni Francesco Ruggieri e Giuseppe D’Annunzio.
A rispolverare il certificato è l’avvocato pescarese Mimmo Russi, appassionato cultore della vita e delle opere del critico cinematografico ispiratore delle opere di Fellini, Rossellini e Pasolini.
Lo stesso Russi che, per caso, racconta di essere venuto in possesso di una lettera in cui Flaiano scrive dal Grand Hotel Continental il 26 novembre 1960 a un amico pescarese a cui manifesta il rammarico per l’insuccesso del testo teatrale “Un marziano a Roma” portato in scena tre giorni prima da Vittorio Gassman nella città lombarda.
«Qui a Milano non è troppo piaciuto», verga con una calligrafia fitta Ennio Flaiano, «specie alla critica estremista. Ma in compenso ho la solidarietà degli attori, di molti amici e del pubblico migliore», si consolava quel giorno lo scrittore, regista e sceneggiatore pescarese.
La lettera, in cui Flaiano si firma Ennio (con due n) come in tutti i suoi scritti, è stata trovata tra le pagine di un libro acquistato in un mercatino delle pulci romano.
«È giunta a me attraverso un carissimo amico che non c'è più», rivela Russi, che ha lo studio all'interno di casa Flaiano, al civico 37 di corso Manthonè, «probabilmente si tratta di un inedito. Quanto alla presunta nascita a Cappelle, le leggende popolari dicono che fosse, addirittura, figlio di una cameriera. Di Cappelle era la madre che pare si fosse rifugiata dallo zio parroco dopo una lite col marito che in seguito, registrò il figlio a Pescara».
In quella lettera, l'autore di “Tempo di uccidere”, “La solitudine del satiro”, “Il gioco e il massacro”, per citarne alcuni, scrive in risposta a quella missiva datata 1960 (l'anno è scritto tra parentesi e con un colore diverso della penna): «Caro Di Giampaolo (non è mai citato il nome di battesimo dell'interlocutore pescarese a cui Flaiano dà un deferente lei, ndc) la sua lettera mi ha fatto molto piacere e la ringrazio. Ricordo bene tutti gli episodi a cui lei accenna e gli amici comuni, De Cristofaro, Rovita, il povero La Galla, così buono e sfortunato. Appena verrò a Pescara le scriverò, così ci incontreremo. Le manderò a giorni la mia commedia in volume: me ne dia, quando l'avrà letta, un parere. Qui a Milano non è troppo piaciuta, specie alla critica estremista. Ma in compenso ho la solidarietà degli attori e di molti amici e dal pubblico migliore. A presto caro amico e grazie per gli auguri e per il ricordo. Il suo Ennio Flaiano. Sotto la firma, imprime: «il mio indirizzo di Roma è: via Montecristo, 6».
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