E sui magistrati arrestati ribatte: «Attacchi strumentali su di me»

16 Gennaio 2019

PESCARA. Lega Abruzzo e Movimento 5 Stelle attaccano Giovanni Legnini dopo che un lancio Ansa ha accostato il nome del candidato presidente all’inchiesta della procura di Lecce sui due magistrati del...

PESCARA. Lega Abruzzo e Movimento 5 Stelle attaccano Giovanni Legnini dopo che un lancio Ansa ha accostato il nome del candidato presidente all’inchiesta della procura di Lecce sui due magistrati del Tribunale di Roma arrestati Antonio Savasta e Michele Nardi, all'epoca dei fatti in servizio a Trani, e sull’imprenditore Luigi Dagostino accusato di corruzione in atti giudiziari. In particolare l’Ansa riferisce di un’agenda in cui l’imprenditore appuntava tangenti e appuntamenti, e di una cena. Ma la stessa agenzia di stampa spiega, nelle righe successive, che Legnini non è coinvolto nell’inchiesta. E che, al contrario, è stato ascoltato ad aprile come testimone dalla procura di Firenze in qualità, all’epoca, di vice presidente del Csm, collaborando per fare emergere la verità. Ma il clima elettorale in Abruzzo spinge i competitor a non fare distinzioni tra arrestati, indagati e testimoni. Così Lega e M5S sollevano un caso, cavalcandolo sui social e attraverso comunicati stampa. In particolare Sara Marcozzi chiede che si faccia chiarezza. Legnini ha risposto senza minimizzare e riportando la notizia nel recinto della realtà. «L'attacco che mi viene rivolto dalla Lega abruzzese e dal Movimento 5 Stelle è chiaramente strumentale», esordisce il candidato presidente. «Non c'è alcuna grana che mi riguardi e a scriverlo è lo stesso Giudice delle indagini preliminari nell'ordinanza di arresto di due magistrati pugliesi». “Legnini”, annota il Gip nell'ordinanza pubblicata dall'Ansa, "non era previamente informato o comunque a conoscenza della presenza di uno dei due giudici indagati e del suo amico imprenditore alla cena alla quale era stato invitato”. «E se avessi saputo della loro presenza», sottolinea Legnini, «certamente non sarei andato a quella cena privata con 30 persone a casa di un mio ex collaboratore. Peraltro, come risulta dagli atti di indagine, trattai con molta freddezza il magistrato in questione, nei cui confronti pendeva un procedimento disciplinare, proprio perché irritato dal suo tentativo di avvicinarmi. Ciò riferii quale testimone alla Procura di Firenze che stava svolgendo le indagini. La vicenda, per quel che mi riguarda, si è chiusa lì», afferma il candidato. «Si tratta di una notizia vecchia, già nota e chiarita 7 mesi fa ed ora la Lega intende cavalcarla e strumentalizzarla solo per ragioni elettorali, non avendo altro cui aggrapparsi, logicamente anche il Movimento 5 Stelle si è accodato e questo si commenta da sé». (l.c.)